Ecco un’altra lettera aperta che scrivo a un mio interlocutore ideale: Internet. Perché sono certo che qualcosa ancora si possa fare, ma non c’è tempo da perdere.
A Mountain View dimostrano di nuovo abili capacità teatrali: come vestire da sottomissione e mascherare da ottemperanza una operazione di marketing bella e buona.
Che faccio? Me la compro WhatsApp? Questo pare il dubbio di Google, secondo alcune fonti. E a ben riflettere, il gigante del Web avrebbe tutto da guadagnare e nulla da perdere.
Se Google ti fa gli auguri di compleanno con un logo diverso dal solito, non devi stupirti: sa chi sei, quando e dove sei nato/a, e molto, molto altro. Anche se non glielo hai mai detto.
Non un motore di ricerca, ma uno strumento di ricerca collaborativo: Quag lancia la “ricerca aumentata” con orientamento social, facendo interagire gli utenti.
Un’idea per salvare le idee: questo il concetto alla base di Google Keep, nuova applicazione di Google. Ma ora la gente comincia a chiedersi: quanto reggerà, prima di provarla.
Mi spiace per l’Iran e per chi aveva le speranze appese a Google Reader, ma per il resto, che Google lo chiuda pure. Ci sono mille alternative, di cui quelle stand-alone sono le migliori.
7 milioni di dollari stanno volando via dal borsellino di Google. Motivo: aver rastrellato fior di dati personali con le Google Car per Street View. Chiedere scusa non basta.
Editoriali – Antonello Soro, garante privacy italiano, sostiene la lotta dei garanti privacy contro Google: occorre un’azione forte e decisa, anche repressiva. Ne va di cittadini e imprese.
Tutti si lamentano per Google Wallet, che consegna troppi dati personali agli sviluppatori. Apriamo gli occhi: il problema è Google e il suo sistema, sorretto dal regime americano.
Nomi come Android o come Groupon, per un Google che sta abbordando i negozi fisici, fanno ombra. Sopprimere il marchio Android è facile, Groupon meno, ma si può fare.
La RIAA statunitense ha contestato i mancati provvedimenti di Google circa la rimozione di link favoreggianti. Google ribatte:«tolti il 97 per cento di 14 milioni di siti».
Tutto parte da un video all’apparenza sfuggito, con alcuni retroscena abbastanza dubbi. Ma ne parla persino il Wall Street Journal, dunque forse qualcosa di vero ci sarà.