Baie di pirati, denunce, IFPI e tutto quanto: è un caos

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Floriana Savoldi Maraini
Di Floriana Savoldi Maraini
Pubblicato il: 09/02/2009
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Bologna – In quel mondo sotterraneo, sottotraccia, in cui si muovono inseguiti e inseguitori, sta succedendo un pandemonio: tra le ultime novità c’è proprio The Pirate Bay, che ha messo online un sistema di mappatura dei propri tracker facendo molta risonanza sul Web, ma, al contempo, vuol denunciare IFPI.

Chi segue questo Blornale ma, soprattutto, il blog del suo editor non è affatto a digiuno: di IFPI se ne è parlato da molto, esattamente da quando in Italia c’è stata quella ridicola ordinanza di oscuramento della Baia dei Pirati, una vicenda che ha sollevato un clamore come poche e che, ancora una volta, a distanza di pochi mesi è svanita nel nulla.

E ora la Baia è di nuovo con il sangue agli occhi. Peter Sunde, cofondatore, ha riferito a Torrent Freak che The Pirate Bay sta seriamente considerando di denunciare IFPI: “Hanno avuto un monopolio sulla distribuzione, noi abbiamo frantumato quel monopolio, il che li ha spinti a denunciare quelle persone che consentono l’accesso ai nostri sistemi di distribuzione”, ha detto Sunde.

L’impegno di The Pirate Bay, recentemente culminato in un solido aggiornamento hardware proprio per l’occasione della mappatura dei tracker, di certo lascia perplessi: sembra quasi provenga da un altro mondo, eppure è reale, con tanto di foto dei nuovi server, fronte e retro. Al punto che vien quasi da chiedersi: «ma chi glielo fa fare?». Difficile credere si tratti solo del sottile piacere di “schiaffeggiare” giganti vari sparsi nel mondo, grazie al sistema legislativo sotto il quale la Baia vive e prospera: indubbiamente vi sono ulteriori ragioni, alcune evidenti, altre no.

Ma non basta: ci si mette anche la Danimarca, secondo cui a tutti gli indirizzi IP della Baia vanno applicati dei sigilli, anche se non pare proprio che gli ISP danesi siano così facilmente disposti al “sissignore” senza un percorso legale di contestazione.

La Baia, poi, è, anzi, era cibo per strutture come TorrentSpy e quest’ultimo, a quanto si legge, dopo aver chiuso i battenti, non ha nessunissima intenzione di pagare i 110 milioni di dollari di multa che gli sono stati inflitti e vuol ricorrere in appello contro MPAA, la Motion Picture Association of America.

Insomma, nei giorni scorsi si sono sollevati diversi nuvoloni minacciosi, da una parte e dall’altra, sull’arena del Peer To Peer e di BitTorrent. Certo è che sforzandosi di guardare la realtà senza filtri e senza… occhiali troppo scuri, le major, le lobby di categoria e alcune istituzioni sembrano proprio non voler capire di essere, ancora una volta, sulla strada sbagliata.

Floriana Savoldi Maraini

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