Politica, voto elettronico: nuovi tentennamenti in USA
Genova – Sequoia Voting Systems, una delle case più in voga che produce sistemi per il voto elettronico, la scorsa settimana si è trovata in una impasse nel District Of Columbia (USA): uno dei suoi sistemi sembra abbia attribuito qualche migliaio di voti in più a causa di una “cartuccia di memoria difettosa”.
Questa volta, il problema è stato identificato e corretto. La casa sostiene che i suoi sistemi hanno funzionato alla perfezione, dunque qualche altra causa deve aver prodotto questo anomalo quoziente di voti. La domanda, come diceva un noto personaggio TV, sorge spontanea: allora, com’è potuto accadere?
Scariche elettrostatiche o errore umano, sostiene il produttore. Ma resta il fatto che un sistema di voto elettronico, osserva Rob Pegoraro sul Washington Post, non dovrebbe risultare influenzabile da errori umani e, altrettanto, dovrebbe essere costruito in modo da scongiurare ogni possibile rischio di alterazione dei risultati per cause naturali.

Le macchine "WinVote" di AVS, per votare in USA
Pur essendovi stati alcuni altri precedenti, come i 18mila voti non registrati nel 2006 in Florida, oppure il bug in Ohio, secondo il blogger della testata nonostante tutto si impiega ancora il solito “WinVote” (qui una brochure curata da Electronic Frontier Foundation e qui una spiegazione sull’impiego).
In Italia, per il momento, è un’ipotesi a cui si pensa da tempo, che tenta di affacciarsi, ma risulta ancora ostacolata da notevoli perplessità, a causa delle quali questa tecnica riesce a malapena a fare capolino in realtà meno critiche.




Le macchine "WinVote" di AVS, per votare in USA









