Instagram diventa Insta-Ads

Altro che Instagram. Sta per diventare Insta-Ads
Altro che Instagram. Sta per diventare Insta-Ads
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 01/11/2014
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A quanto pare, la… Facebook Corporation fa sul serio. Ci aveva già provato in altro modo e ora ritenta: Instagram deve produrre, deve dare profitto. Ossia, fare pubblicità.

La Stampa la chiama “l’App del fotoritocco”. La Repubblica paragona la novità ad “accordi con big come Disney”. Ma chiacchiere a parte, la novità è questa: Mark Zuckerberg che – ricordo – possiede Instagram, ha intenzione di sfruttare quell’ambiente per farci pubblicità. Da molto presto. Con video autoavvianti da quindici secondi. Fregandosene altamente del consumo di banda che i medesimi genereranno.

Secondo AdWeek sono già live, ossia in funzione. Generano soldini, tanti soldini, racconta il sito specializzato in advertising. Non parrebbe che la cosa sia piaciuta molto, specie alle celebrities: l’attrice e presentatrice statunitense Chelsea Handler, con il pretesto di una foto bannata1 (era comunque una foto osé), intanto lo molla.

Ma questo sarebbe niente. Personalmente ho avuto modo di constatare come i giovani, fino a oggi, abbiano considerato Instagram come una sorta di isola tranquilla, dove pubblicare le proprie foto e ricevere commenti / Mi piace dei propri amici senza il tipico “frastuono” che ormai contraddistingue la bacheca di Facebook. Pochi amici, quelli che ti seguono davvero, e null’altro.

E ora? Secondo me, in buona parte, lo abbandoneranno. Per una serie di ragioni. Primo, perché molti ragazzi, oggi, usano solo lo smartphone: il computer lo usano poco e niente. Perciò, spesso impiegano la sola connessione a Internet fornita dall’operatore mobile, tipicamente 1 GB al mese. Dunque, risparmiare banda è essenziale e a meno che Zuck non predisponga – come ha fatto per Facebook – un modo per non autoavviare i video, i giovani se li farà nemici.

E i meno giovani, me compreso? Be’, magari noi avremmo modo di esserne meno turbati, considerando che usiamo più spesso il Wi-Fi. Ciò non toglie che troppa pubblicità mi darebbe fastidio: bisogna vedere quanta ne metteranno. Se esagereranno, il rischio che lo lasci anch’io – e come me molti altri – credo sia elevato.

Poi c’è un problema di fondo. Già Instagram aveva intenzione di usare le foto, anche personali, per la pubblicità; ma la sollevazione fu tale – lo dice Repubblica – che la piattaforma fece marcia indietro. Adesso esce fuori questa novità, che ha già dietro firme di contratti con nomi del calibro di Disney, Lancome, Banana Republic e Activision.

Dunque, Zuck vuole monetizzare Instagram, senza se e senza ma. Ora: va bene, come dice Il Tagliaerbe, che il Web gratuito vive di pubblicità e dunque è impensabile che non ce ne sia. Ma, mi domando: Zuck non guadagna già abbastanza con Facebook? A questo punto – lo ipotizza anche Repubblica – nulla vieta di pensare che il prossimo passo sia proprio WhatsApp e che anche lì, specie dopo gli squilli di tromba dell’arrivo delle telefonate VoIP (cosa che su BBM si fa già da una vita e con un rispetto privacy enormemente superiore), per giustificare la “novità” (“tsè“, direbbe lo Zio Paperone), tra una whatsappàta e l’altra ci si  veda proporre un messaggino sponsorizzato. Nel qual caso, non so proprio come si metteranno le cose, ma non bene, credo.

Io non ho ancora visto annunci da quando ho usato l’ultima volta Instagram. Ora vado a dare un’occhiata. E sono anche curioso di vedere se se ne vedono anche con iGrann, l’App per Instagram che usiamo noi utenti di BlackBerry.

Resta un fatto: a disinstallarle entrambe ci vuole un attimo.

Marco Valerio Principato

  1. Neologismo di fatto, equivalente a censurata  [Torna al testo]
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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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