Mark Zuckerberg in difesa

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 09/12/2014
Commenti Commenta | Permalink

Interpellato dalla rivista Time, il CEO di Facebook difende il suo modello di business e sguaina la spada contro Apple.

Ce lo vedreste Mark Zuckerberg, patron di Facebook, difendere la privacy a spada tratta? L’ha fatto, o almeno ci ha provato.

Nel corso di un’intervista del 4 dicembre scorso, curata da Lev Grossman per la rivista Time – la stessa che nel 2010 ha nominato Zuckerberg persona dell’anno – il (non più: 30 anni) ragazzo-CEO di Facebook ha preso più volte posizione sul tema, suscitando l’attenzione di larghe porzioni del comparto mediatico.

«Una frustrazione che ho è che molte persone sembrano sempre più comparare un modello di business basato sulla pubblicità con qualcosa di scoordinato rispetto ai propri clienti. Penso sia un concetto ridicolo», si legge in uno dei passaggi. «Un momento, ritenete che pagando Apple siete in qualche modo coordinati con loro? Se così fosse, i loro prodotti dovrebbero essere molto meno cari!», esclama.

Il quadro che la rivista Time sta analizzando è quello di un “Mark Zuckerberg e Facebook con il progetto di connettere il mondo”, cosa che, secondo Zuckerberg, non si potrà mai fare con un modello di business come quello Apple. E il giovane CEO non si è fatto sfuggire l’occasione per tirare qualche stoccata.

Quando lo scorso settembre Tim Cook, number one di Apple, ha pubblicato una lettera aperta sul sito per spiegare questioni di privacy e sicurezza legate ad iCloud, ha chiarito che i servizi online gratuiti trattano noi, i consumatori, come prodotto (e questo, chi segue queste pagine, lo sa bene). Il nuovo social network Ello ne ha fatto il proprio claim, dichiarando “voi non siete un prodotto”.

Sembra proprio, come dice EnGadget, che quelle parole taglienti abbiano colto nel segno su Zuckerberg proprio là dove duole. Ed è così partita la difesa a spada tratta del suo modello di business “free/ad-supported” (gratuito/finanziato dalla pubblicità), che secondo lui è l’unico a mantenersi in effettivo allineamento con i desideri della clientela. Diversamente, sempre per dirla con EnGadget, Apple «farebbe pagare meno tutte quelle iCose che vende».

Curiosamente, per gli americani – ma non solo per loro – la privacy è una faccenda complicata che sembrano trovare più spaventosa dell’essere assassinati o derubati, racconta Forbes. Ci sono hacker che rubano dati di carte di credito ogni settimana, pirati che regolarmente abusano di foto di vittime o di altri dati privati, insiste Forbes. E ancora: le politiche sulla privacy sono spesso fraintese, in quanto metà degli intervistati in un recente sondaggio di Pew Research ritengono che gli opt-in siano intesi per mantenere le loro informazioni riservate, non per essere condivise.

Eppure, quando si parla di privacy e nonostante i recenti cambiamenti di linguaggio, quando Facebook “parla” di privacy diventa evanescente, come volesse “sfuggire” ad evitare un pericoloso terzo binario dal quale è meglio sottrarsi, dice metaforicamente Forbes.

E rircorda che per simili organizzazioni, «la privacy non è un diritto da rispettare ma una risorsa da raccogliere e monetizzare» e forse è a questo che si deve l’atteggiamento sfuggente sul tema.

Sempre più, quindi, si avvera quanto aveva pronosticato cinque anni fa Barry Diller: «Internet? Entro cinque anni si pagherà (quasi) ogni bit». Sta accadendo. Oggi. E siccome nessuno vuol privarsi del “giocattolo”, nessuno si interessa del problema, rifiutando di realizzare che il pagamento dei servizi gratuiti, quali essi siano, avviene esattamente così.

Ne riparleremo quando arriverà… la fattura: mai come allora diverremo dell’idea che, certi servizi, sarebbe stato meglio pagarli il giusto, per quel che valgono, ma pagarli.

Marco Valerio Principato

(L’immagine è di JD Lasica/Flickr)

(Download articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.

*