Facebook eliminerà alcuni «Mi piace». Ma quali?

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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 16/03/2015
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Se il vostro conteggio di “Mi piace”, di condivisioni o di commenti sta scendendo, non stupitevi: non è necessariamente perché siano falsi.

Alcuni giorni fa dal blog di Facebook è arrivata una notizia molto, molto poco piacevole, almeno per alcuni: le interazioni generate dagli account inattivi, disattivati o di persone defunte verrano rimosse.

È esattamente questo che Facebook ha iniziato a fare e farà. Nulla a che vedere con ciò che la stragrande maggioranza dei titoli ha dato ad intendere. Per essere più chiari: se il vostro profilo o la vostra pagina Facebook hanno ricevuto commenti, condivisioni e “Mi piace” da profili che siano: a) reali ma non più impiegati – e ce ne sono – oppure b) reali ma disattivati – cioè di utenze che si sono cancellate o pagine che sono state rimosse – oppure c) di persone passate a miglior vita, ebbene tali commenti, condivisioni e “Mi piace” verranno sottratti dal conteggio.

Ciò significa che se un vostro post ha ricevuto, poniamo, 100 commenti ma di questi commenti ve ne sono dieci emessi da profili che ricadono nella casistica appena elencata, quel vostro post non risulterà più un post “con 100 commenti” ai fini statistici, ma con 90 commenti. Medesimo discorso per le condivisioni: se erano 100 ma dieci di esse sono state compiute da profili ricadenti nella casistica di cui sopra, quel post risulterà – a fini statistici – condiviso 90 volte e non 100. Medesimo discorso per i “Mi piace”.

Dunque, nessuna operazione classificabile come “rimozione dei falsi Mi piace“, così come la stragrande maggioranza dei media ha lasciato intendere, per un semplice motivo: ad esclusione dei casi indicati – dove non è affatto impossibile – è assai difficile, anche per Facebook, stabilire se un profilo sia o meno davvero “falso”. L’azione di rimozione delle interazioni originate da profili palesemente falsi tuttavia esiste e non è certo da oggi che Facebook cerca di attuarla.

Lo scopo di questa vigilanza, più che ragionevole, è duplice: da un lato consente di aumentare il livello di affidabilità di statistiche, profilazione e classificazione delle utenze; dall’altro, volge ad aumentare la consistenza e la precisione dei diagrammi di rete sociale di cui Facebook dispone. Gli obiettivi sono anch’essi due: aumentare il valore della propria offerta di profili social ai circuiti di advertising e avocare esclusivamente a sé il potere di avere un’efficacia nello “sponsorizzare” la visione di determinati contenuti ossia, come si diceva già, di “manipolare” la priorità di esposizione nelle bacheche sia mobili che fisse.

Ovvio: ogni fattoria cerca di tirare l’acqua al proprio mulino. Perciò: chi aveva pensato – fraudolentemente – di procurarsi una carrellata di “Mi piace” fasulli, sappia che tra quei “Mi piace” potrebbero esservene di generati da account del genere qui indicato. È altrettanto ovvio che, prima o poi, verrà tanato e opportunamente ripulito.

Del resto, l’acquisto di “Mi piace”, commenti e condivisioni “falsi” è una pratica disonesta che non solo pregiudica la profittabilità di Facebook (di questo, direte voi, ciccia), ma vanifica anche l’utilità per l’utente finale. Va infatti considerato che il sistema pubblicitario di Facebook – al netto di considerazioni sulla privacy, che ormai dovrebbero essere note – non è poi così invasivo (sul Web c’è di molto peggio) e, soprattutto, ha delle chance in più di essere portatore di informazione e, dunque, almeno potenzialmente, di conoscenza.

Chi scrive lo ha sperimentato personalmente: se non fosse stato per tale sistema, non sarebbe forse mai venuto a conoscenza di alcuni gruppi di interesse sul social network, ai quali ha poi partecipato con molto piacere in quanto riguardanti tematiche di reale interesse.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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