Tim Cook e la privacy per tutti

L'AD di Apple, Tim Cook.
L'AD di Apple, Tim Cook.
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Pubblicato il: 04/06/2015
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Durante un evento organizzato dall’Electronic Privacy Information Center a Washington, il CEO di Apple è entrato con prepotenza nell’ancestrale diatriba tra privacy e sicurezza. Riflettiamoci.

Roma – Come riportato da TechCrunch, lo scorso martedì Tim Cook si è lasciato andare a dichiarazioni che faranno sicuramente discutere sia i fan della Mela che i detrattori, durante una conferenza organizzata da EPIC. Tali parole sono state perlopiù indirizzate ai competitors, quali Google e Facebook, che per sopravvivere «[…] divorano qualsiasi informazione possano rintracciare su di voi, per poi monetizzarla».

Come recita Wikipedia, la EPIC è: «un gruppo di ricerca pubblico statunitense con sede a Washington. Fu creato nel 1994 per porre l’attenzione pubblica sugli emergenti problemi in materia di libertà d’informazione e per proteggere la privacy e i valori costituzionali nell’era dell’informazione». Un ente di cui dovremmo tenere bene conto ma di cui, purtroppo, non si parla abbastanza, perché semplicemente tutte le organizzazioni che si occupano di tematiche noiose, come cifratura e privacy, non fanno notizia.

Parlando di Apple e privacy il primo argomento che dovrebbe vernirci in mente e, di cui abbiamo dato notizia, è quello legato alle backdoor presenti nei dispositivi, quali iPhone e iPad, che permetterebbero l’accesso anche a malintenzionati per carpire dati. Apple non perse tempo a chiarire che tali porte si rendono necessarie per la diagnostica dei dispositivi e che comunque esistono strumenti per proteggere i propri dati più sensibili.

Proprio su queste tematiche la società di Cupertino si è sempre distinta rispetto alla concorrenza, trattando l’utente in maniera innovativa e fidelizzandolo come nessun altro sul mercato. Infatti, il gruppo non si è mai tirato indietro per fare chiarezza, la maggior parte delle volte proprio per voce dell’amministratore delegato.

La suite di prodotti che spaziano ormai in ogni campo dell’elettronica di consumo e, presto comprenderanno anche gli elettrodomestici, hanno in dote un immensa mole di dati dei propri utenti: dai numeri di carte di credito ai gusti musicali; dalle chat di messaggistica alle email; dalle foto ai video.

Secondo Cook questi dati devono rimanere strettamente confidenziali e: «È necessario che i clienti possano controllare le loro informazioni. Certo, magari  attrae la possibilità di avere servizi gratuiti, magari dove poter conservare le proprie foto di famiglia che chissà per quali scopi di advertising saranno utilizzate. Un giorno gli utenti comprenderanno tutto questo».

A nostro avviso sarebbe il caso che gli utenti ci riflettessero il prima possibile, visto che “un giorno” potrebbe essere troppo tardi. In particolare il riferimento alle foto e al controllo delle informazioni mira ad attaccare i nuovi servizi messi a disposizione da Google, di cui abbiamo parlato su queste pagine.

Parole sì, ma che comunque Apple ha provato sempre a rispettare. Se pensiamo ai client di messaggistica offerti dalle Mela e dai concorrenti ci viene in aiuto la famosa classifica stilata dalla EFF. Per quanto sia comunque da prendere “con le pinze”, questa graduatoria ci aiuta ad avere una visione generale dell’offerta a disposizione degli utenti per le comunicazione e, al momento, sia FaceTime che iMessage rientrano quasi a pieni voti tra le più sicure.

Cook ha perciò parlato di cifratura dei dati, e ha definito «estremamente pericoloso» il fatto che alcune agenzie governative chiedano di accedere liberamente ai dati degli utenti. Una cifratura debole e bypassabile dai governi, secondo lui «avrebbe un effetto spaventoso sui diritti degli utenti. Se lasciamo una chiave sotto al tappeto per il poliziotto, è molto probabile che la trovi anche il ladro».

Comunque tra le altre troviamo applicazioni sia gratuite che a pagamento ma, come viene detto spesso in queste pagine, la fase pioneristica gratuita di Internet è destinata a finire. A riguardo Apple non deve nemmeno preoccuparsi, visto che a pensarci bene nessuna delle piattaforme offerte, sia che si tratti di email che di chat istantanea, viene offerta gratuitamente agli utenti. Tali servizi diventano strumenti indispensabili per poter usufruire dei dispositivi per cui si è pagato, non poco, e che mettono a disposizione qualsiasi tipo di applicazione ci serva.

Non è quindi un caso che Apple punti di prepotenza anche al settore business, sempre più globalizzato e avido di risorse nel minor tempo possibile. Il cuore Linux di MacBook e compagni è sempre stata la soluzione ideale per sfruttare al massimo ogni componente di un computer, basti pensare alla nicchia di utenti, che tale rimane – visto lo strapotere di Windows (per ora) – è perlopiù formata da cultori di arti grafiche e sonore tra gli altri, bisognosi di tali risorse per spingere sempre più verso l’altissima definizione.

In conclusione, l’amministratore delegato di Apple, che può vantare un presa fortissima sul vasto pubblico, ha indirizzato l’invettiva ai principali avversari confermando la rotta di Apple verso un mondo apparentemente più protettivo verso i consumatori e sicuramente più combattivo rispetto agli avversari, che ora dovranno dire la loro.


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


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