Facebook guarda come guardi

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 15/06/2015
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Non è detto che l’assenza di un «mi piace», di un commento o di una condivisione equivalga al mancato gradimento di un post in bacheca. E allora… nuova invenzione.

Roma – Ormai simili novità non sorprendono più: abbiamo una nuova variazione al metodo con cui Mark Zuckerberg, patron di Facebook, “decide” cosa visualizzare nelle nostre bacheche. È infatti entrato in funzione nel corso del weekend scorso un nuovo metro valutativo, che tiene conto del tempo trascorso a leggere un post.

La decisione emerge da un sondaggio svolto da Facebook, orientato proprio a migliorare la fruibilità della bacheca. Da esso «abbiamo imparato che [un post], in molti casi, solo perché qualcuno non ha messo mi piace, non lo ha commentato o condiviso come post nella propria bacheca, non vuol dire che non sia stato significativo», spiegano i due ingegneri informatici, Ansha Yu e Sami Tas di Facebook.

Fissate a lungo un post? Allora vi piace, anche se non cliccate Mi Piace.

Fissate a lungo un post? Allora vi piace, anche se non cliccate Mi Piace.

«Ci sono casi in cui, ad esempio, le persone vogliono vedere informazioni su un evento importante, ma non necessariamente desiderano applicarvi un mi piace o commentarlo. Sulla scorta di questo sondaggio stiamo aggiornando il sistema di ranking del feed notizie per fargli considerare un nuovo segnale: quanto tempo trascorrete nel leggere un post nella vostra bacheca», chiariscono i due dipendenti.

Non si tratta di un puro e semplice “timer”, osserva EnGadget. Dovendo tener conto delle connessioni a Internet lente, il sistema confronta il tempo dedicato alla lettura di ogni post con le abitudini medie di navigazione. In questo modo riesce a stabilire con maggior precisione se c’è davvero interesse in un post o si tratti di soli elementi “casuali”.

Se, da un lato, una simile modifica potrebbe anche portare risultati gradevoli andando effettivamente incontro alle esigenze del singolo utente, dall’altro fa riflettere: nessuno considera quante operazioni di controllo e “misura” è possibile svolgere oggi sugli internauti attraverso i browser, mobili o fissi che siano. Basta ricordare che già nel 2012 era possibile spiare i movimenti del mouse: figurarsi cosa si può fare adesso.


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