uSocial: dopo Digg e Twitter, vendesi amici su Facebook

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 07/09/2009
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Roma – È nelle headlines delle principali fonti di informazione, sia italiane che straniere. Volete più amici su Facebook? Nessun problema: basta rivolgersi ad uSocial et voilà, il numero degli amici lievita a dismisura, anzi, a seconda di quanto si è disposti a pagare.

Da un lato, essendo questa novità già circolata riguardo al microblogging, non c’è molto da stupirsi: il meccanismo è identico, lo scopo anche, la dinamica che lo guida idem. Cambia solo il portale a cui si riferisce: stavolta tocca a Facebook, ma dietro l’angolo potrebbe benissimo esservi MySpace o qualunque altra realtà social del momento.

No no no, non è affatto un gioco, lo fanno davvero. Mashable, infatti, ricorda anche – per i più disattenti – che non solo “comprare amici su Facebook” tramite uSocial è una realtà, ma che la stessa azienda, oltre a Twitter, s’era intrufolata anche in analogo business con Digg, il celebre sito di Social Bookmarking. Stessa musica: comprare dei social bookmark, perché in qualche modo “frutta”.

Una porcata, potrebbe osservare qualcuno scendendo a compromessi con l’eleganza della dantesca lingua. Si, senz’altro. Concettualmente lo è, ma con un minimo di intraprendenza cerebrale, la cosa cambia aspetto: non va dimenticato che tali esasperazioni del “business ad ogni costo” hanno origine statunitense. Cioè vengono da quella terra dove si dice “business is business”.

Se l’avere più amici frutta visite, frutta un contratto, un ingaggio, la considerazione di un editore, poco importa se il mezzo è poco elegante. Piuttosto, ciò che ne viene irrimediabilmente danneggiato è il concetto stesso di amicizia: già il fatto – purtroppo molto diffuso – di avere su Facebook amici che nella vita reale non solo non si conoscono ma con cui non si è addirittura mai entrati in contatto è una dinamica che sradica brutalmente dal termine amicizia il suo significato più profondo.

D’altro canto le spinte ci sono: Facebook, ad esempio, per concedere la URL personalizzata alle pagine, richiede un alto numero di fan. Questo stesso blornale, se volesse averla, dovrebbe raggiungere quel numero di fan, dunque avrebbe bisogno di altrettanti amici. Se fosse una realtà costruita per essere profittevole, sarebbe una semplice questione di rapporto costi/benefici: mi servono 1000 amici per personalizzare la URL,  cosa che alza il livello d’immagine? Benissimo: quanto costano? Tot. Perfetto, si paga e il gioco è fatto: un semplice investimento sull’immagine.

Peccato però che, almeno nel caso di questo sito, non c’è alcun profitto da ricavare. Dunque, quelli che sono amici sulla sua pagina, sono autentici. All’insegna della più schietta realtà.

E voi? Considerate l’amicizia un bene reale da salvaguardare o comprereste amici senza scrupoli?

Marco Valerio Principato

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