Web 2.0: nasce la «statosfera»

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Un "frame" colto da TV-Mode di Robo.to
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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 24/09/2009
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Roma – È venuto naturale: dopo il termine blogosfera, coniato spontaneamente e ormai ben conosciuto da chiunque la frequenti, è nata la statosfera, una sorta di appendice sul Web che condensa in un video di pochi secondi il concetto, tutto social, di aggiornamento di stato. Naturalmente, in tempo reale.

Tutto ruota intorno alla nuova idea di Particle, che ha partorito il TV-Mode per il suo servizio Robo.to. In poche parole, dei videoclip da 4 secondi che consentono agli utenti di «guardare il Web», esordisce il comunicato stampa. In pratica, nell’era del Web 2.0 gli aggiornamenti di stato non sono più statici, ma dinamici. Quello che prima era un semplice avatar, ora diventa un video-avatar. Tutto semplicissimo, non c’è nulla di complesso da imparare: c’è solo da commutarsi dallo statico al dinamico, servendosi di microvideo anziché di microimmagini.

“Il Web mobile e social rende possibile per la gente in tutto il mondo partecipare a discussioni globali in tempo reale”, dice Rey Flemings, CEO di Particle. “La quantità di contenuto generato dagli utenti creato in risposta ai maggiori eventi è in enorme crescita. Gli strumenti per seguire e comprendere queste conversazioni ad ampio spettro sul Web non hanno tenuto il passo con la crescita delle conversazioni stesse. Se è vero che un’immagine vale diecimila parole, il TV-Mode di Robo.to offre uno sguardo più realistico sulla gente e sulle conversazioni in atto su Internet e intorno all’intero pianeta”.

Un proposito, dunque, che si inquadra perfettamente nel percorso evolutivo che il Web 2.0 sembra pre-tracciare avanti a sé. Un percorso, infatti, che vede la nascita di strumenti social 2.0, come ad esempio ThankfulFor.com, portale destinato a dei tweet emessi esclusivamente a titolo di ringraziamento per qualcosa, qualunque cosa. Un modo semplice e immediato di sostituire quello che una volta, ad esempio, il Galateo prevedeva come atto dovuto per ringraziare di un invito a cena. Calza perfettamente la definizione citata dai quotidiani: riconoscenza 2.0.

Sotto il profilo del tempo reale, non deve stupire affatto che simili iniziative nascano e prosperino fianco a fianco del concetto di real-time: così come Facebook – alle prese con una Home Page tra le più veloci del mondo a cambiare e ad essere sempre diversa ad ogni caricamento – deve confrontarsi con tecnologie particolarmente furbe per tenere la pagina allineata agli aggiornamenti di stato di tutta la clientela, ormai superiore a 300 milioni di utenti, così l’utenza in generale oggi vive real-time. Lo dimostrano gli iPhone sempre accesi 24 ore su 24, in alcuni casi addirittura posseduti in due esemplari con… incarichi diversi, in una realtà dove – racconta USA Today – “Staccarsi è virtualmente, senza alcuna esitazione, impossibile”, dice Dave Wendland, un venticinquenne di Chicago utilizzatore estremo del Web. “La gente tende alla crisi di astinenza e io posso testimoniarlo. Il problema dello staccarsi dalla rete è che ci si sente disconnessi. Figurarsi”.

Ecco, dunque, lo scenario in cui l’idea di Particle si impianta alla perfezione e che dà alla luce il nuovo termine, la statosfera: un mondo always-on, sempre connesso, sempre pronto ad aggiornare ed aggiornarsi. Magari, almeno per quanto concerne il Bel Paese, tariffe permettendo.

Marco Valerio Principato

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