Giudice? Avvocato? Niente amicizia su Facebook
Roma – Per quanto strano possa sembrare, in Florida è stato stabilito che giudici e avvocati non possono essere amici su Facebook: a decretarlo è stato il Judicial Ethics Advisory Committee a stelle e strisce, che ha voluto impostare dei limiti a questa pratica, ritenuta sconveniente.
Secondo la Commissione, quando i giudici avviano amicizia online con gli avvocati si crea una sorta di conflitto di interessi, dal momento che il farlo “ragionevolmente trasmette ad altri l’impressione che queste «amicizie» creino privilegi in grado di influenzare la posizione del giudice”, si legge sul documento.
Dunque, scrive il Law Blog del Wall Street Journal echeggiato dal SideWiki (i commenti in tempo reale di Google, spiegati qui, vedi immagine), non c’è da prendersela a male “se siete avvocati e un giudice rifiuta la vostra amicizia”.
Con questo, si stabilisce di fatto un criterio di differenziazione tra l’amicizia in carne e ossa e quella virtuale, argomenta il New York Times, lo stabilisce proprio la Commissione. Se fino a oggi una minoranza di rappresentanti delle categorie l’ha fatto, è stato tollerato perché ritenuto un atto alla stregua del semplice contatto o della conoscenza, ma con la rilevanza che oggi riveste un social network come Facebook, non è più ritenuto atto da compiere con leggerezza.
Questa “disposizione”, chiarisce il quotidiano, non va intesa come una norma. Non è recentissima la sua nascita, per la prima volta ne ha parlato il blog Legal Profession all’inizio del mese e solo ora sta riscuotendo un certo effetto di risonanza sui media, che spesso hanno mal interpretato l’intendimento della Commissione: l’obbiettivo è solo quello di fornire delle linee guida il cui scopo è mantenere inalterata nelle persone la stima e la fiducia nella figura del giudice e dell’avvocato, non ingenerando inutili sospetti di “compromissione”.
Non accadrà, dunque, che giudici e avvocati perdano gli amici: i giudici non sono “espulsi dalla società quando diventano tali”, ha detto Stephen Gillers, professore ed esperto di etica legale all’Università di New York. “Coloro che sono diventati loro amici prima che essi divenissero giudici restano loro amici, (solo che, ndB) molti nel frattempo sono diventati avvocati”.
Insomma, lo stato della Florida ha infilato innegabilmente il dito nella piaga sottolineando questa circostanza. E proprio oggi, in tempi in cui lo stesso Schmidt fa vacillare la fiducia degli internauti quando si parla di privacy, potrebbe aver colto nel segno.
Marco Valerio Principato














