Poste Italiane in tilt: rivalsa su IBM?

The New Blog Times
Dario Bonacina
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Pubblicato il: 08/06/2011
Commenti 17 commenti | Permalink

I disservizi che negli ultimi giorni hanno rallentato la macchina delle Poste hanno un capro espiatorio: IBM. La soluzione sembra vicina, ma i problemi sussistono

Milano – Caos all’ufficio postale: dall’inizio di giugno gli sportelli di Poste Italiane lavorano a rilento a causa di un problema tecnico legato alla nuova piattaforma di gestione dei servizi. I problemi potrebbero essere risolti nel corso della giornata odierna, ma in seguito a quanto si è verificato nei giorni scorsi restano da sciogliere altri nodi.

Introdotta lo scorso novembre, la nuova piattaforma SDP (Service Delivery Platform) – che ha richiesto a Poste Italiane un investimento di oltre 33,7 milioni di euro - è il frutto di una partnership tra IBM, HP e Gepin, raggruppamento temporaneo di imprese che si è aggiudicato la commessa vincendo una gara europea.

All’origine del problema semiparalizzante di questi giorni, alcune anomalie al sistema centrale che gestisce i servizi erogati dagli sportelli che – come ha riferito Giuseppe Pavone, responsabile dello sviluppo dei Sistemi Informativi di Poste Italiane – sarebbero state risolte in un paio d’ore, ma che in seguito si sono propagate ai software utilizzati per i servizi al pubblico, causando importanti rallentamenti nel funzionamento del sistema. All’interno dell’azienda pare circolino posizioni differenti: si va da un grosso bug del sistema basato su DB2 ad un’anomalia derivante da un update nefasto, passando per la presunta inadeguatezza della piattaforma SDP utilizzata nell’ambito dell’imponente network formato da 14mila sedi e 60mila terminali.

Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane, a I bastioni di Orione di Daniele Lepido ha delineato un quadro tecnico differente:

“Non si è trattato tanto di un problema di aggiornamento del software, come si pensava ieri o comunque non solo, quanto di un guasto al sistema operativo del mainframe, il VTAM (Virtual Telecommunications Access Method), che gestisce tutte le 60mila postazioni della rete di Poste”

La società – stando a questa spiegazione – avrebbe quindi individuato il problema nel VTAM, l’interfaccia utilizzata dai client per accedere alle applicazioni, e non in queste ultime. Non si tratta di un problema derivante dall’adozione di una moderna soluzione di cloud computing, bensì dalle ovvie criticità derivanti dall’impiego di sistemi di teleprocessing (che poco ha a che vedere con il concetto di cloud computing oggi proposto da aziende come Google e Apple), scelta obbligata quando decine di migliaia di utenti operano sui dati di un sistema di elaborazione dati centralizzato – che ancora oggi sono molto diffusi. Non rappresentano certo una novità tecnologica – e spesso l’allineamento a strumenti più moderni può incontrare difficoltà – ma proprio perché consolidati ed efficienti sono ancora oggi molto diffusi.

Poste Italiane ha reso noto l’intento di chiedere i danni a IBM “anche se in queste ore - ha aggiunto Sarmi – stiamo veramente lavorando gomito a gomito con i loro tecnici venuti dagli Stati Uniti” e in una nota pubblicata sul sito web e su Facebook, oltre a scusarsi del disservizio, informa che domani – Giovedì 9 giugno – incontrerà i rappresentanti di tutte le Associazioni dei consumatori “per aprire un tavolo di Conciliazione e discutere le modalità di risoluzione dei problemi derivanti dagli inconvenienti tecnici di  questi giorni negli uffici postali”.

Nel frattempo, il segretario nazionale della Lega Consumatori Remigio del Grosso parla di inadeguatezza e afferma che “L’Italia non è ancora pronta per avere un servizio postale di livello europeo”, evidenziando – come ha fatto anche il presidente dell’Antitrust Catricalà – le problematiche date da un sistema di vigilanza sul settore postale affidato ad un Agenzia Governativa anzichè ad un’Authority indipendente. Ma questo aspetto appare alquanto marginale in un problema tecnico che, probabilmente, avrebbe potuto trovare sistemazione in tempi più brevi, adottando opportune soluzioni che – in seguito ad un update improvvido – consentissero un auspicabile rollback.

Dario Bonacina

Sull'autore:

Dario Bonacina (360 articoli)

Tecnico informatico e TLC per un gruppo industriale, freelance blogger/journalist, ha collaborato e collabora con varie testate e siti di informazione tecnologica tra cui ComputerWorld, Punto Informatico e Tekneco.



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Sezione in lettura: Fatti & Eventi

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Commenti (Facebook)
Commenti (locali)
  1. Ernesto Pedone scrive:

    Sono Ernesto Pedone, residente in Casarano (LE) Via Vittorio Emanuele 42.
    Ho aderito al ritiro dei fascicoli di “Francobolli d’ Italia 1861 a oggi” . Ho ritirato i primi cinque, tutto bene, al sesto mi viene riferito dal Direttore che avrà un po di ritardo. Ritiro il settimo e l’ottavo poi più nulla. Mi viene riferito che c’è un po di ritardo nelle consegne. Non vorrei che succedesse come avviene nella nostra Italia che si inizia un’opera e sarà l’eterna incompiuta?
    Qualora ciò dovesse succedere mi dovete risarcire del danno subito.
    Cordiali saluti. firmato Ernesto Pedone.

  2. Salvatore Campolo scrive:

    Per ciò che riguarda la tipologia e topologia utilizzate dalla struttura connettiva di Poste Italiane, pur non conoscendone tecnicamente i dettagli, mi sento di concordare in pieno con quanto asserito da Alessandro e Dario: da un punto di vista del controllo, Poste Italiane sembra apparire fortemente centralizzata, seppur con delle riserve che farò alla fine.

    La struttura delle connessioni con la periferia poggia senz’altro su una rete di tipo xDSL/MPLS, come Dario ha fatto giustamente presente: questa è la tipica soluzione fornita nell’ultimo decennio da Telecom Italia alla clientela business, ed è ancora la più utilizzata al momento dalle grandi aziende, le quali presentano una capillarizzazione estesa come quella di Poste Italiane.

    In pratica adottando questa soluzione si viene a creare una ampia VPN (a garanzia di una naturale riservatezza nel trasporto dei dati) che tramite delle pur semplici connessioni xDSL, permette ai sistemisti di rete (per le aziende di grosso calibro di solito costituiti da un gruppo misto Telecom/Azienda stessa) la completa gestione dell’intera rete. Questo sistema (Multi Protocol Label Switching) dà centralmente la certezza di poter giungere con relativa semplicità su ogni singolo router interessato (a partire dai Border Gateway, sino ai più interni di Telecom Italia stessa).

    Ovviamente, come si diceva, la gestione proficua dell’intera struttura connettiva diviene di certo non semplice in assoluto, soprattutto al momento di concertare l’utilizzo degli applicativi. Ma diciamo che con ogni ragionevole logica, l’aspetto prettamente di controllo e gestione della sola struttura trasmissiva sia demandato quasi completamente a Telecom.

    Nei tempi passati (e parlo di un periodo intorno a una 10ina di anni fa), quando per realtà così complesse le connessioni interessavano l’intera penisola si era solito giungere ad una decentralizzazione (suddividere la struttura) almeno in tre aree, direttamente interconnesse tra loro da linee punto-punto dedicate: in parole povere creare si preferiva creare due o tre centri di elaborazione di grandezza solo in parte inferiore a quella centrale, che in casi nefasti come quello accaduto potessero anche fungere in qualche modo da strutture di fail-over, quantomeno nella loro area di pertinenza.

    Ripeto, non sono a conoscenza dello sviluppo della struttura elaborativa di Poste Italiane, e credo anch’io che sia ben lontana dall’idea che caratterizza il Cloud Computing, ma sarebbe utile per una maggiore comprensione e per poterne parlare in modo più appropriato e aderente alla realtà dei fatti, se qualcuno potesse portare a conoscenza nella sua completezza la struttura organizzativa di Poste Italiane.

    Dico questo, in quanto se realmente dovesse presentare alcuni centri periferici, allora il discorso del VTAM si farebbe ancora più complesso: in questo caso, ogni centro avrebbe il proprio VTAM, e l’update di cui si è parlato avrebbe dovuto interessare tutti i VTAM sulla rete in modo omogeneo, moltiplicando così le probabilità di un intervento sbagliato.

    Saluti.

  3. Dario Bonacina scrive:

    La discussione che si è formata qui ha assunto toni interessanti dal punto di vista tecnico, non vorrei che cambiassero.

    Giuseppe Pavone in effetti è responsabile dello sviluppo dei sistemi informativi dell’azienda, “operativi” mi sembra un lapsus e nulla più.

    Per il resto è come è stata descritta. L’infrastruttura di Poste è complessa e progettata su tre livelli: access, application & database, cioè terminali, applicativi gestionali e archivi. Il network è su tecnologia xDSL/MPLS per il collegamento tra le sedi (14.500) e il cuore del mainframe, con le dinamiche che ha illustrato con precisione Salvatore Campolo in un commento precedente.

    La definizione di “cloud privato” mi sembra più che altro un modo impreciso di “rendere l’idea” del funzionamento del sistema, il paragone con le soluzioni di cloud computing proposte da Google lo hanno fatto altri, non Alessandro Longo.

  4. Luca Nemi scrive:

    @alessandro longo

    Alessandro, sei sicuro di aver parlato proprio con il responsabile sviluppo sistemi operativi delle Poste? Sei poprio sicuro di avere delle buone competenze d’informatica?

    In ogni caso, ecco alcuni dubbi che mi sono venuti leggendo il tuo post:

    1) Non sapevo che le Poste sviluppassero anche sistemi operativi. Esempi di sistemi operativi sono Windows, Linux, o lo z/OS. Certo, dopo il blocco delle filiali le Poste potranno sviluppare un nuovo sistema operativo, venderlo e fare concorrenza anche all’IBM.

    2) Se è vero che i terminali delle Poste accedono via rete MPLS al server centrale (che poi è un mainframe IBM), allora è vero che tutta la rete delle Poste dipende da un singolo mainframe IBM. E se si blocca il mainframe, si blocca tutto. Altro che cloud computing!

    […]il responsabile sviluppo sistemi operativi poste mi ha detto chiaramente che è una forma di “cloud privato”. E’ solo una questione di terminologia, non ho mai scritto che è una cloud come quella di Google. I terminali accedono via rete Mpls in banda larga al server centrale attraverso cui erogano i servizi[…]

  5. alessandro longo scrive:

    il responsabile sviluppo sistemi operativi poste mi ha detto chiaramente che è una forma di “cloud privato”. E’ solo una questione di terminologia, non ho mai scritto che è una cloud come quella di Google. I terminali accedono via rete Mpls in banda larga al server centrale attraverso cui erogano i servizi

  6. Alessandro scrive:

    Il problema non è di chi vince l’appalto al ribasso, ma il sub-appalto del sub-appalto, del sub-appalto che operatori come quelli che vengono citati nell’articolo fanno sistematicamente a società di consulenza, che hanno il solo scopo di reclutare giovani in cerca di lavoro e che hanno conoscenze (per lo più autodidatti, o raccomandati che prendono certificazioni con esami da barzelletta) poco superiori alla media nell’informatica che vengono utilizzati come parafulmini, se poi si verificano problemini piccoli, sempre, quelli che voi chiamate “operatori come” sono pronti a far intervenire “loro tecnici”, che ne sanno quanto i consulenti di merda (CDM) ma leggermente più preparati poichè l'”operatore come” ha la possibilità di istruirli con corsi e aggiornamenti, facendosi pagare, e pagare tanto. Se il problema invece è leggermente più grosso, in italia non ci sono risorse per cui si và in bulgaria, ucraina, spagna, e poi come ultimo step in America ed in India. Allora dove stà la falla di tutto questo sistema? Che le poste tagliano da 100 a 70? (cosa sbagliatissima in un sistema normale) o che, se prima c’era da dividere 100 per n aziende, a tutti andava bene, mentre invece dividendo 70/n qualcuno rimane fuori? E poi perchè arrivare in India e in America? Il problema è diverso. Eravamo un paese di poeti,santi, navigatori, e se ricordo Leonardo, Galileo, Marconi, ecc.., anche di scenziati e ricercatori. Ora siamo solo un paese di utilizzatori finali, che non ha nessuna coscienza e conoscenza di ciò che abbiamo sotto mano.




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