Facebook, si autocensurano sotto l’accusa di “procurato allarme”

Dario Bonacina
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Pubblicato il: 16/11/2011
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Alcuni cittadini di Alessandria hanno aperto una pagina sul social network per condividere con la popolazione informazioni aggiornate sui fiumi e le condizioni del territorio, ma le istituzioni locali li accusano di aver generato allarmismi

Milano – Le recenti evoluzioni meteorologiche, con perturbazioni legate a fenomeni alluvionali, hanno spinto la popolazione – soprattutto se residente in zone a rischio o potenzialmente soggette a conseguenze nefaste – ad iniziative volontarie di informazione, anche tramite siti web e social network. Ma nonostante alcune siano state apprezzate e promosse da cittadini e istituzioni, non mancano esempi contrari.

E’ il caso di Rioinpiena Alessandria, pagina creata su Facebook da alcuni cittadini per condividere dati sulle condizioni meteorologiche e sullo stato dei fiumi, ma anche per informazioni pratiche e utili alla popolazione, legate ad esempio alla percorribilità delle strade cittadine. Informazioni spesso fornite in tempo reale, a beneficio degli utenti collegati ad Internet e, a seguire, di quelli raggiungibili da un tempestivo passaparola, che spesso può essere più efficace e veloce dei canali utilizzati dalle istituzioni.

La pagina ha riscosso il consenso di molti (1700 gli amici registrati fino alla scorsa settimana, oltre 2mila oggi) e accolto numerose segnalazioni rilanciate anche attraverso altri canali, offrendo spazio alle voci di molti collaboratori volontari, ma anche alle voci critiche – costruttive o distruttive – che si rivolgevano agli stessi autori.

Un'immagine tratta dalla pagina Facebook "Rioinpiena Alessandria"

Questa espressione popolare non è però risultata gradita ad alcune istituzioni locali, che – come si legge sulla stessa pagina del social network  Rioinpiena – hanno ipotizzato un’accusa di procurato allarme ai suoi autori, che hanno così scelto di sospendere ogni aggiornamento attuando una sorta di autocensura preventiva, spiegata in una nota pubblicata come Ultimo Post di Rioinpiena Alessandria:

Sulla scia di altri come nonciclopedia (il sito di contenuti satirici che si era “autosospeso” in seguito alle minacce di un’azione legale da parte di Vasco Rossi, ndB)RIO IN PIENA ALESSANDRIA CHIUDE QUI LA SUA ESPERIENZA di condivisione libera, a causa delle azioni intraprese dal sindaco, prefetto e altri potenti personaggi da noi contribuenti stipendiati. 

Questi personaggi hanno accusato Rioinpiena di aver intaccato la loro credibilità istituzionale, osando fornire e divulgare informazioni di cui si ritengono essere gli unici depositari (l’altezza del fiume è proprietà di Arpa, Aipo, Amag, Comune e Prefettura). 

Probabilmente si arriverà a un processo in cui ci verrà chiesto di risarcire il comune del danno procurato, tappando almeno metà del buco di bilancio. Capiamo che oggi, per un personaggio pubblico di questi livelli, sia molto difficile portare avanti una civile ed educata discussione come quella da noi iniziata, e – visti i nostri 1700 potenziali voti – sia altrettanto difficile restarne fuori.

Comprendiamo soprattutto quanto deve essere complicato amministrare una città senza avere la possibilità, come la storia ci insegna fosse d’uso nel medioevo,  di spedire in esilio i cittadini scomodi. Ci onoriamo pensando ai nostri illustri predecessori.

Finchè eravamo quattro gatti potevamo dire quello che volevamo, ma 1700 contatti sono un pericolo!

Grazie a tutti voi che ci avete seguito, letto, supportato, aiutato e appoggiato nella condivisione libera e trasparente di idee e informazioni in pieno spirito web. Voi che con noi avete passato le notti insonni sugli argini, per sapere se le nostre case sarebbero andate di nuovo a bagno.

Da questo momento le istituzioni si sono riappropriate di tutta la credibilità che gli avevamo sottratto e da questo momento siamo sicuri che tutti voi cercherete le informazioni solo sul sito del Sindaco.

ps: Oggi vi possiamo dire che tutto è partito da un ragazzo di terza media. E poi dicono che i politici non sono attenti ai giovani.

ps1: Per il signor Prefetto. Ciascuno faccia il suo mestiere, ma la torre era di Babele e non di Babilonia. A Babilonia c’erano i giardini pensili!

Gli stessi autori, interpellati da The New Blog Times, tengono a sottolinare come la loro iniziativa sia nata come un servizio volontario di pubblica utilità, senza alcuna volontà di creare contrapposizioni con le istituzioni, a cui mai si sono voluti sostituire (ma con le quali si era invece cercato il dialogo), e sui motivi che li hanno portati a non proseguire gli aggiornamenti nella “bacheca” della pagina:

Abbiamo dovuto autooscurarci per cautelarci. Non siamo contro le istituzioni ma è follia che con loro non si riesca a dialogare in nessun modo (prima di aprire questa pagina ci abbiamo provato ovviamente offline e poi online coi nostri profili veri e siamo sempre stati bannati); l’informazione delle istituzioni attraverso i loro comunicati ufficiali arrivava con almeno un giorno di ritardo e noi avevamo le case che per l’ennesima volta rischiavano di andare a mollo e controllavamo ogni ora (per 3 giorni e 3 notti) i livelli del fiume.

Amiamo la nostra terra e amiamo le nostre professioni nonostante la politica cerchi di farcele odiare in tutti i modi! Alla politica chiediamo solo di operare con quello spirito di condivisione e trasparenza tipico del web. 

Le forme di censura – imposte, indotte o autoinflitte – non sono mai un sintomo positivo, ne’ si può definire confortante un contrasto aperto tra istituzioni e cittadini, quando l’obiettivo di entrambi è quello di fornire un servizio di pubblica utilità: l’esistenza di uno strumento di comunicazione dalle enormi potenzialità come Internet dovrebbe sempre favorire la condivisione, anziché la contrapposizione.

In questa vicenda non si deve vedere malafede: certamente non ne esiste da parte degli utenti che hanno aperto uno spazio su un social network per contribuire ad informare la popolazione sulle condizioni del territorio; non ne dovrebbe esistere neppure in seno alle istituzioni, a cui nessuno intende sostituirsi, ma che con questo (erroneo) sospetto potrebbero non aver compreso gli  intenti effettivi di chi ha creato Rio in piena.

L’auspicio è che – prima di una prosecuzione per vie legali, foriere di spreco di tempo e di risorse pubbliche – la questione si possa chiudere con un chiarimento bonario, all’insegna della reciproca collaborazione, che potrebbe essere suggellato da un accordo e dall’apertura di un servizio di informazioni coordinato dalle istituzioni insieme ai cittadini volontari.

Dario Bonacina


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