Twitter, decine di miliardi di tweet in vendita

Twitter: un altro buon «fornitore» per i Big Data.
Twitter: un altro buon «fornitore» per i Big Data.
La Redazione
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Pubblicato il: 19/03/2015
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Dato che Twitter ricava «solo» 70 milioni di dollari vendendo dati (con la pubblicità molto di più), c’è questa idea. Che non riguarda i tweet personali.

Twitter ha intenzione di alzare i propri profitti mettendo in vendita decine di miliardi di tweet ai c.d. data miners, ossia coloro che, servendosi di potenti strumenti di analisi linguistica computazionale e con l’aiuto dei Big Data, possono ricavarne informazioni preziosissime.

Nel parlarne con il quotidiano britannico The Guardian, il Data Strategy Chief di Twitter Chris Moody ha spiegato che presto le aziende potranno trarre grandi vantaggi nel poter agire a fronte di un determinato flusso di tweet, e questo potrà avvenire in maniere nuove, del tutto inusuali.

Il quotidiano fornisce un esempio abbastanza chiarificatore. State viaggiando in aereo per andare a vedere il vostro nipotino appena nato. Appena entrate in aereo, siete riconosciuti, chiamati per nome e il personale di bordo si congratula con voi per il nuovo membro della famiglia. Raggiungete il vostro posto e ci trovate un sonaglietto blu per bambini, in confezione regalo.

Tutto questo potrebbe non essere né strano né improbabile, qualora la compagnia aerea avesse potuto scavare tra i vostri tweet e ricostruire la giusta serie di informazioni, magari con lo scopo – almeno iniziale – di migliorare il servizio clienti.

Non è nulla di particolarmente nuovo, sia chiaro: già esistono molti sistemi dedicati a scavare in quella miniera d’oro che è il Twitter di cui si parla. Ma Chris Moody ha anche fatto notare, ad esempio, che quando Apple tra qualche tempo svelerà il suo prossimo iPhone, Samsung potrebbe avvantaggiarsi del disporre dei dati aggregati di Twitter per individuare quei clienti che stiano pensando di cambiare marchio.

«Voi ci portate i dati necessari – dice Moody riferendosi a un ipotetico inserzionista – e noi vi assicuriamo che i vostri clienti, laddove esistano su Twitter, saranno raggiunti dalle vostre inserzioni. Viene fatto in modo completamente anonimizzato, dunque non condividiamo alcuna informazione personale». Peccato che, come ben sa chi segue queste pagine, l’anonimato così faticosamente conquistato si perde in un attimo, con l’aiuto dei Big Data.

Twitter oggi ha circa 288 milioni mensili di utenti attivi. Una quantità che consente di sfruttare il capitale-dati che in esso fluisce anche per interessi non strettamente commerciali. Ad esempio, potrebbe servirsene la polizia, al fine di rilevare l’umore delle folle in circostanze particolari, come le gare sportive.

Ad oggi Twitter incassa circa 70 milioni di dollari nella vendita di dati, ben poco rispetto al fatturato annuale derivante dalla pubblicità, pari a 1,3 miliardi di dollari. L’idea è di cambiare un po’ queste cifre.

«Twitter offre l’affascinante opportunità di comprendere le persone in contesti nei quali sinora era impossibile averne percezione», ha spiegato Moody. «Non si tratta di dire “so che Chris Moody è un maschio di 48 anni”, che è ciò che il marketing ha fatto fare in passato, bensì di dire “comprendo che Chris Moody sta vivendo la perdita di un proprio congiunto perché sta parlando di questo su una piattaforma pubblica”», spiega. E aggiunge: «ho preso il microfono e ho detto che voglio che il mondo sappia quanto sta accadendo nella mia vita».

Il dirigente fa notare che Twitter rastrella tutto ciò che viene twittato verso il pubblico ma non raccoglie e non aggrega nulla di ciò che riguarda i messaggi interpersonali diretti: ciò fornisce un minimo di tutela. Peraltro va ricordato che le politiche della privacy dell’uccellino azzurro parlano chiaro: “Ciò che si dice su Twitter può essere visto istantaneamente in tutto il mondo”. Non esiste, come su Facebook, la scelta in base alla quale indirizzare un tweet “solo ai propri amici”: o è un messaggio personale, e allora resta privato, oppure è pubblico, esattamente come un qualsiasi sito Web.

Dunque, attenzione a come si parla, anzi, si scrive: la Rete… non dimentica. Twitter nemmeno.


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