Google, stretta di mano con gli editori europei

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 29/04/2015
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Promuovere il giornalismo digitale: questo il proposito di Google che, ricordando i contrasti e le esclusioni del passato, ammette i propri errori e con l’occasione apre il borsellino per far nascere la Digital News Initiative. Focus sull’Europa.

Roma – Su queste pagine abbiamo sempre detto che a Google non conviene litigare con le fonti di informazione “ufficiali”. Per questo ha appena stilato un accordo da stringere con gli editori europei. Scopo: “promuovere insieme l’innovazione nel giornalismo digitale”, dice.

A parlare è il presidente della divisione Strategic Relationships di Google in Europa, Carlo D’Asaro Biondo, che proprio ricordando quanto accaduto negli ultimi anni con il Brasile, con la Francia e con la Spagna dichiara di voler avviare una nuova stagione di rapporti con i fornitori di informazioni.

Nel concreto, BigG apre il borsellino, ne estrae 150 milioni di euro e li stanzia per la Digital News Initiative, con cui convergono nomi del calibro del Financial Times, di El Pais, di Die Zeit, de La Stampa e di organizzazioni come lo European Journalism Centre (EJC) e il Global Editors Network.

«Credo fermamente che Google abbia sempre agito con l’obiettivo di essere amica e partner dell’industria dell’informazione, ma riconosco che abbiamo compiuto degli errori in passato», ha dichiarato D’Asaro Biondo, alludendo a quanto accaduto in Francia. «Dopo tutto, siamo un’azienda “tech” assimilabile a una teenager», quasi a sollecitare una benevolente amnistia.

Obiettivo, dunque, quello di incentivare e promuovere la produzione di servizi di informazione di qualità nell’ambito di una diffusione digitale, naturalmente – neanche a dirlo – “compatibile” con Google News.

Tutto il rumore fatto in passato dalle testate di altri paesi, quindi, sembra destinato a essere archiviato come episodio “spiacevole” e, soprattutto, portatore di nessun risultato per le testate medesime e di un minimo danno per Google.

«Chiunque lavori all’innovazione dell’informazione online potrà farne richiesta, inclusi editori riconosciuti, testate solo online e start up tecnologiche legate al mondo dell’informazione», si legge in una nota. Google si è dichiarato altresì disponibile a investire su persone “dedicate”, disposte a stabilirsi a Londra, Amburgo, Parigi per lavorare con le “nuove” redazioni fondate su competenze digitali.

Non tutto oro è quel che luce, tuttavia. C’è già chi critica la novità, pensando a quanto potrà accadere di conseguenza nel comparto dell’online advertising dove Google è piuttosto presente e può dettare condizioni. Estremamente critico è anche Rupert Murdoch, già per il semplice fatto di non essere stato incluso nell’iniziativa: del resto il magnate è da anni contrario a regalare contenuti all’aggregatore di Mountain View.


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