Chiusura di Secret: una fine tutt’altro che «segreta»

L'App del social network in questione in funzione.
L'App del social network in questione in funzione.
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Pubblicato il: 06/05/2015
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Dopo circa 18 mesi Secret, il social network «anonimo», ha chiuso. Le vicende che finora hanno coinvolto il servizio e i suoi fondatori aiutano a chiarire un po’ le idee.

Roma – La scorsa settimana, con ben poca risonanza sui media italiani, come qualcuno forse sa ha chiuso i battenti Secret, un social network fondato da David Byttow e  Chrys Bader, il cui valore aggiunto consisteva nell’essere “anonimo”. Valore, sia pure teorico, del quale, al momento della chiusura, usufruivano quindici milioni di utenti.

«Sfortunatamente Secret non rappresenta la mia visione di quando ho avviato l’azienda», si legge nell’annuncio, che forse merita qualche riga di riflessione in relazione al concetto di “anonimo” e al funzionamento intimo di un social network.

Un paradigma di Internet, che abbiamo avuto modo di comprendere al meglio negli ultimi cinque anni, è il seguente: le reti sociali non hanno un colore politico e non prendono alcuna posizione in qualsiasi diatriba; esse sono dalla parte di nessuno, ma pronte a carpire i dati di tutti. Infatti in qualsiasi social, a partire dai più famosi Facebook, Twitter, Reddit, eccetera, è semplicissimo trovare i sostenitori più accaniti di un qualsiasi candidato politico e, allo stesso modo, del suo avversario.

Ciò rappresenta un alto grado di libertà espressiva dei tempi moderni – per quanto molti contenuti vengano spesso oscurati – perché permette ad un individuo qualsiasi di proporre le proprie idee ad un vasto pubblico, che spesso le condivide e le supporta.

La libertà però ha un prezzo, visto che per senso di civiltà o di pudore o di qualsiasi altro attributo si voglia dare, non è possibile comunicare veramente ciò che si pensa attraverso la Rete. Da qui nasce l’idea di proporre uno strumento che garantisca l’anonimato a chiunque senta un “peso dentro” da dover condividere con il mondo.

Secret, dall’inglese “segreto”, era il social network di questo tipo più conosciuto nella Rete, fruibile attraverso un’applicazione per dispositivi mobili. Tuttavia, a ben guardare, non c’era proprio nulla di anonimo in questo servizio.

L’applicazione che l’utente andava ad installare richiedeva permessi piuttosto invadenti come: GPS (quindi posizione del dispositivo) e fotocamera, per citarne un paio. Come se non bastasse, nella normativa per la privacy veniva dichiarato esplicitamente come la società fosse in grado di fornire informazioni dettagliate sugli utenti se, per legge, fosse stato necessario. Inoltre, il fatto di poter creare una propria rete di amici, a loro volta anonimi, con cui comunicare “in segreto”, dimostra la scadenza di un servizio del genere.

Tutto ciò non ha impedito ai due fondatori (David Byttow, ex di Google, Square e Medium, e Chrys Bader, ex di Google e di YCombinator) di chiudere profittevoli round di raccolte fondi arrivando ad una valutazione societaria di circa 100 milioni di dollari. La cosa più curiosa è che i due fondatori stessi, durante uno dei venture round, hanno ceduto le proprie quote societarie per un valore totale stimato di circa 6 milioni di dollari. Questo tipo di mossa, con tutti i dubbi del caso, fa supporre come nemmeno Byttow e Bader credessero troppo in questo tipo di business.

In ogni caso, dalla sua nascita e fino al raggiungimento di 15 mln di utenti, Secret ha avuto non pochi problemi: dall’essere oscurato in Brasile ai numerosissimi casi di cyber-bullismo, per finire nella miriade di post razzisti, sessisti, xenofobi, anti-gay, anti-anti-gay, misogini, eccetera.

Se per il fondatore di Whisper (un social network analogo, tuttora attivo), Michael Heyward, questi servizi «garantiscono una lotta serrata contro il cyber-bullismo e contro lo stress causato dal doversi tenere dentro segreti dal peso troppo gravoso […]» e testate come Business Insider e Forbes li hanno denominati gli “anti-Facebook”, un motivo ci sarà. Si potrebbe ritenere trattarsi di mera pubblicità, che in questo caso favorisce tutti, tranne gli utenti meno esperti che vengono sempre più trattati come merce di scambio, pensando di ricevere servizi utili al proprio vivere quotidiano.

Per inciso, se si è in cerca di un vero strumento per far conoscere segreti degni di nota, vale la pena di ricordare che WikiLeaks ha riaperto (era stata chiusa nel 2010) la propria piattaforma per inviare documenti segreti.

Stavolta in modo anonimo. Davvero.


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


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