Satya Nadella, la visita a Roma, spiegata

Satya Nadella, AD di Microsoft.
Satya Nadella, AD di Microsoft.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 13/11/2015
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L’AD di Microsoft, Satya Nadella, è stato a Roma in visita. Il quotidiano La Repubblica gli ha rivolto alcune domande: proviamo a ripercorrerle, e a dare risposte più… schiette.

Roma – Ieri Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, è stato in visita a Roma. «Ha incontrato a Palazzo Chigi il governo italiano rappresentato dal sottosegretario Claudio De Vincenti, dal ministro Martina, il consigliere economico di Renzi Marco Simoni e Vito Cozzoli, capo gabinetto del ministero per lo sviluppo economico. E ha partecipato a “Future Decoded”, conferenza dedicata ai giovani, alle start up e agli sviluppatori», racconta Ernesto Assante su La Repubblica.

Ripercorriamo le domande che gli ha posto, guardandole con occhio più sveglio e critico di quanto sia disposta a fare la stampa tradizionale.

Le interviste, del resto, hanno proprio questo di bello, se fatte bene: fanno sentire la voce diretta delle fonti.

Alla domanda di rito in apertura di intervista (a cosa dobbiamo la sua visita?), Nadella ha detto:

la missione di Microsoft è quella di mettere le persone in condizione di crescere e essere più produttive. Mi piace incontrare start up, giovani, sentire la loro voglia di fare e condividere le loro aspirazioni, quello che ci unisce è lo spirito dell’innovazione, per questo abbiamo presentato un progetto come “Grow it up”, per permettere alle start up italiane di crescere

Macché. L’attuale mission di Microsoft è quella di saltare sul treno della grande raccolta di dati e di diventare, dunque, essa stessa più produttiva. L’innovazione consiste nell’impiegare forza lavoro giovane e anche giovanissima solo per un motivo: la sostanziale inconsapevolezza dello scenario di sorveglianza globale.

Riportiamo ora solo le domande fatte, le risposte date da Nadella le trovate sulla pagina di La Repubblica.

«Sotto la sua guida, negli ultimi due anni, Microsoft sta cambiando. Come?»

Se Microsoft scomparisse dalla vita della gente, probabilmente staremmo tutti meglio e ci sarebbe maggior spazio per l’Open Source. Il che, ovviamente, avrebbe un impatto incredibile. Ma per Microsoft, non per la gente, o meno di quanto si possa temere. Alimentare la tendenza immotivata e non ragionata all’uso sconsiderato del cloud non fa altro che portare in casa Microsoft, oltre a tutti i dati di profilazione, anche i dati veri (documenti, fogli elettonici, presentazioni, grafici, tutto), agevolandole il compito.

«Attorno a quali cardini ruota il suo progetto di rinnovamento dell’azienda?»

Il computing sarà sempre più personale e pervasivo, certo: in questo modo l’accuratezza dei dati succhiati dalla vita delle persone sarà sempre maggiore (Windows 10 docet, nonostante le fandonie scritte da alcuni: è una macchina trita-dati, delle cui potenzialità di sorveglianza non si avvede quasi nessuno). Office e Cloud, del resto, Nadella ha scelto di renderli adatti a piattaforme diverse per creare un ecosistema, economicamente, statisticamente e informaticamente sostenibile in quanto “macchina produttrice di dati degli utenti”. Basterebbe già questo per smettere di usare l’uno e l’altro.

«Come può un azienda gigante come Microsoft muoversi alla velocità richiesta oggi dalle continue innovazioni?»

Oh, be’, è semplice: se 120 milioni di allocchi hanno già aggiornato i propri computer a Windows 10, di questi un buon novanta per cento non ha neanche visto le schermate nelle quali si può decidere se condividere con Microsoft o meno tutte le informazioni che Windows 10 si arroga il diritto di raccogliere e trasmettere. Questo, per Microsoft, è semplicemente oro, un sistema che le permette di accorciare le distanze da chi lo ha fatto molto più in grande, cioè Google e ormai anche Facebook.

«Reinventare Microsoft è un compito difficile. Di cosa ha paura?»

Dietro quel che Nadella chiama “ascolto dei nostri clienti” non c’è, come si potrebbe supporre, un “vero” ascolto, fatto di customer caring umano e raggiungibile e di vero valore, no: per ascolto si indende proprio l’ascolto, ossia l’appollaiarsi sulla spalla di 120 milioni di allocchi e prendere appunti. Su tutto: cosa si dice, cosa si fa, con chi ci si incontra, dove si va, con chi, quando si torna, cosa si scrive, si pensa e si dichiara sui social, cosa si fotografa o si riprende, eccetera. Per questo Nadella ha spinto per il “sistema unico” (Windows 10 mobile e desktop): agevola queste operazioni, integrandole molto più facilmente. Il resto sono chiacchiere.

«C’è una generazione di nativi digitali che diventerà sempre più importante. Come pensate di diventare “cool” ai loro occhi?»

Verissimo: col gioco si apprende. Lo sanno bene gli Stati Uniti, che con i videogiochi hanno addestrato forze militari di ogni genere. Lo scopo è il medesimo: sfruttare i millennials, quasi totalmente ignoranti di tutto ciò che c’è dietro, per farne un grande esercito pronto a condividere tutto, a non nascondere nulla, a lasciare che “il sistema” faccia di loro qualsiasi cosa, al servizio dei big che faranno sempre più soldi a svantaggio dei piccoli e delle startup vere, quello sì. Quello è il genere di “educazione” che può venire dai big laddove questi agiscano – ed è quel che fanno oggi – in piena ottica keynesiana, senza un briciolo di etica e di rispetto per l’essere umano, che è sempre tale, sia che faccia parte delle masse, sia delle élite.

Nadella, sia gentile: queste cose le racconti a chi desidera, ma non a noi. La sua visita non è stata altro che una strategia, perfettamente delineata e progettata in ciascun singolo piano di marketing approvato all’interno del vostro piano industriale. Funzionerà, perché la stragrande maggioranza del pubblico non è preparata (non se la prenda chi lo è, non mi rivolgo a voi), inclusi i personaggi politici che ha incontrato. Per cui fa bene a farlo. L’importante è che non creda che non ci sia rimasto nessuno in grado di accorgersene. Non è così. E la cattiva notizia è: le persone in grado di accorgersene aumenteranno sempre. Lentamente, ma inesorabilmente.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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