Kodachrome, 74 anni di pellicola Kodak. Tutto nel cestino

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 23/06/2009
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Roma – Era inevitabile: la fotografia digitale ha invaso il mondo, è diventata facile, immediata, semplice, veloce. Una foto digitale si scatta e si vede. Subito. E se “non è venuta bene”, ovvero sovra o sottoesposta, mossa, “sparata” di flash, poco male: si cestina e si scatta nuovamente. Come poteva resistere ancora la cara, vecchia pellicola di fronte a questo travolgente mondo? Lo sa bene Kodak, che ha deciso di gettare nello stesso cestino 74 anni di storia della pellicola Kodachrome, destinata a scomparire del tutto dal commercio nel giro di pochissimo tempo.

I sostenitori non mancano e la più diffusa affermazione che fanno riguarda quella che è tra le principali tecniche di memorizzazione delle immagini digitali: la compressione. Secondo i puristi, l’immagine digitale è accettabile solo se non compressa.

Non si può dar loro torto in assoluto, come non si può dar torto – valendo esattamente lo stesso concetto – a coloro che giustificano la sopravvivenza dei CD musicali e, perché no, dei dischi in vinile, perché il loro contenuto (digitale l’uno e analogico l’altro) è categoricamente non compresso.

La pellicola Kodak Ektachrome E100G, tra le poche superstiti di nicchia dopo la decisione di Kodak di sospendere la produzione di pellicole fotografiche

La pellicola Kodak Ektachrome E100G, tra le poche superstiti di nicchia dopo la decisione di Kodak di sospendere la produzione di pellicole fotografiche

Ma c’è da fare una riflessione: se la distorsione (nel caso della musica) o l’alterazione grafica (nel caso delle immagini) è talmente piccola da non essere più nettamente percepibile dai sensi umani, quanto può rilevare, soprattutto a fini commerciali, la sua presenza? Praticamente nulla.

Ma Kodak sa bene che ci sono generazioni nate, vissute e cresciute con la pellicola Kodachrome, incluso chi scrive. Per questo ha istituito una galleria delle immagini più famose e suggestive, immortalate grazie alla sua pellicola e alle mani di fotografi di grido.

Dunque, inutile tentare di farla sopravvivere ancora: resterà qualcosa di speciale, di professionale ma soprattutto di nicchia, come la Ektachrome E100G ed Ektar 100, spiega Il Sole 24 Ore. Che chiarisce, tuttavia, come le quote di vendita della pellicola ormai rappresentino una frazione infinitesimale del mercato, sufficiente a convincere la casa a prendere la decisione, benché difficile.

Marco Valerio Principato

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