Se l’annuncio si paga, ma non si vede
Se ci si imbatte in un network pubblicitario disonesto, a volte capitano sorprese davvero allarmanti: ad un trio di notissime aziende è accaduto di acquistare pubblicità online, pagarla e, in cambio, non veder mai pubblicato alcun annuncio. Pur risultando “esposti”
Roma – Ormai ne sono fuori, se ne sono accorti, ma finora a qualcuno è andata liscia: ad un gruppo di aziende, che hanno acquistato spazi di pubblicità online nei circuiti di advertising statunitensi, è accaduto di pagare per quegli spazi ma di non vedere mai pubblicato alcun annuncio.
La brutta avventura è capitata a tre nomi tutt’altro che piccoli, di cui almeno uno ben conosciuto anche nel Bel Paese: Kraft Foods, Greyhound Lines e Capital One Financial. Tutte e tre le aziende, racconta il Wall Street Journal, avevano eseguito un normalissimo acquisto di spazi pubblicitari, pagando per impression, ovvero per numero di volte che il relativo banner viene visualizzato.
Potevano anche non accorgersene mai, incalza il quotidiano, se non fosse stato per il professor Ben Edelman, assistente della Harvard Business School, che si occupa proprio di pubblicità in Internet.
Il professor Edelman, studiando accuratamente alcuni siti e le loro esposizioni pubblicitarie, si è accorto che in alcuni casi la pagina in visione apriva qualcosa come quaranta pagine invisibili, con i trucchi più disparati. Tale pratica, un’evidentissima truffa, è in effetti un sistema per “vendere spazi pubblicitari dei quali non si dispone”, racconta il quotidiano. Che tra l’altro consente di far risultare comunque come esposto il banner, anche se… nessuno l’ha visto.
In questo modo, un sito che sia d’accordo con un’agenzia di pubblicità – entrambi disonesti, ovvio – possono in realtà vendere spazi pubblicitari anche quando quelli effettivamente previsti all’interno delle pagine del sito sono tutti venduti. La sola condizione che occorre è quella di far sottoscrivere contratti per impression, diversamente nessun introito giungerebbe perché se l’annuncio non si vede, ovviamente nessuno vi cliccherà sopra.
Naturalmente il quotidiano ha interpellato alcuni circuiti di advertising tra i più noti, chiedendo un commento sulla vicenda. Il “coro”, però, è stato pressoché all’unisono: è una delle grandi sfide da fronteggiare quando si utilizza un network di pubblicità, hanno detto un pò tutti. Come quando si fa un picnic: bisogna continuamente vigilare per evitare di essere assaliti dalle formiche.
Ciò ovviamente non consola chi ha aperto il borsellino e tirato fuori un bel mucchietto di soldi per investire in pubblicità, anche se il borsellino in questione è… capiente. E anche perché resta, comunque, una truffa bella e buona.
Al momento quel circuito pubblicitario s’è visto mettere i lucchetti, dunque non può più nuocere. Ma di certo c’è da trarne una lezione: occhi ben aperti sul circuito a cui si affida la propria pubblicità. A volte è meglio pagare di più e star tranquilli, o servirsi di realtà più piccole che, magari, non avranno la capacità espositiva dei big ma fanno spendere meno e, di solito, proprio perché più piccole non hanno alcun interesse a far parlare male di sé.
Marco Valerio Principato



































