Pisanu acconsente alla modifica del suo decreto
Roma – Nei giorni scorsi un appello firmato da giornalisti, esperti della Rete e docenti mirava a ottenere una modifica al Decreto Pisanu, nei fatti considerato un intralcio bello e buono alla diffusione di Internet. Ora, grazie all’intervento di Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso, da un portavoce si è appreso che l’On.le Pisanu è disponibile ad apportare modifiche.
Il giornalista ha chiesto al Senatore: “Non pensa che il decreto del 2005 sui punti Internet pubblici e in particolar modo sul Wi-Fi sia da modificare in senso meno restrittivo?“. La risposta, breve ma significativa, è giunta il giorno dopo: “Ritengo di sì, tenendo conto, da un lato, che le esigenze di sicurezza sono nel frattempo mutate e, dall’altro, che l’accesso ad internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato“.
Dunque, si dovrebbe aprire un piccolo spiraglio per modificare una legge concepita sull’eco di circostanze spiacevolissime, quali gli attentati terroristici accaduti a Londra quattro anni fa, che è però ancora seguita da strascichi di efficacia oggi piuttosto fuori contesto e che, soprattutto, spostano l’attenzione rispetto al vero problema che non è il WiFi in sé, ma il modo in cui ci si identifica.
Norme “che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act Usa, approvato dopo l’11 Settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica”, si legge sull’appello. Il dover identificare ogni fruitore di servizio WiFi pubblico con i metodi imposti dall’attuale normativa rappresenta, infatti, un disincentivo molto convincente a fuggire da qualsiasi velleità di avviare nuovi HotSpot.
Piuttosto, come osserva Stafano Vitta, si sta invece avvicinando sempre più il giorno in cui si dovrà fronteggiare il problema vero, quello dell’identità digitale: e se realtà come Yahoo! e Facebook hanno capito al volo che con un sistema come Open ID si superano molte difficoltà, non altrettanto ci si può attendere da un Governo che, sinora, ha fin troppe volte dimostrato di agire in emergenza imboccando, agli occhi di chi “ne sa” di cose della Rete, delle clamorose gaffe.
Marco Valerio Principato














