Internet, parte la macchina della censura

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 16/12/2009
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Roma – Com’era prevedibile, la macchina della censura sull’Internet italiana sta scaldando i motori e ha intenzione di partire: si comincia con “nuove norme su cortei e siti”, condite con filtri alla navigazione, e si prosegue con il blocco alle dirette televisive in Rete, per le quali sarà necessario il permesso del Governo.

Si sta in queste ore delineando uno scenario pienamente immaginabile ben prima che si determinasse, al cui proposito alcune organizzazioni come Diritto alla Rete si chiedono se sia possibile individuare un mezzo che faccia riflettere la compagine politica prima di sparare a raffica sulla folla.

L’occasione, peraltro, è d’oro per concedere la riemersione a una lunga serie di provvedimenti, già ampiamente discussi in passato e rimasti a lungo dormienti perché comunque contestati da una pluralità di internauti e da numerosi esponenti della blogosfera, che rischiano di ripresentare alla Rete un meccanismo censorio dal sapore fortemente totalitario e dall’efficacia – vista da chi di Cose della Rete se ne intende – assolutamente nulla.

Per concretizzare un risultato con rapidità, il Governo sta scegliendo le “vie brevi”, costituite dall’agire per decreto, così da attribuire immediatamente pieno valore alle decisioni in relazione alle “misure più adeguate e urgenti” ritenute necessarie.

“Tra i provvedimenti in esame”, spiega La Repubblica, “a quanto è dato di sapere, ci sarebbero: l’attribuzione al Gip del compito di adottare provvedimenti cautelari quando si ravvisi l’urgenza di un intervento, sanzioni pecuniarie per chi commette in rete istigazione a delinquere e apologia di reato e persino il tentativo di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri”.

Le misure che il Governo intende prendere, nello specifico non sono ancora note: “Sono misure che stiamo valutando – ha detto Maroni in Transatlantico – per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione”. Ma il ministro non è sceso nei particolari: “Ho detto che sono allo studio misure ma non ho intenzione di dire quali: lo dirò prima al Consiglio dei Ministri, essendo misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici”. Secondo Maroni è in ogni caso necessario “trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica. Tutte queste sono norme che stiamo valutando, per vedere se servono e cosa serve alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni”, si legge sui quotidiani.

A questo si aggiunge un corposo decreto di oltre 100 pagine fitte a cura del Consiglio dei Ministri, che qualora approvato avrà efficacia immediata. Tra gli altri interventi, spiega ancora La Repubblica, “All’articolo 21, il decreto dice che il Garante delle Comunicazioni dovrà scrivere un regolamento sui servizi diffusi in «diretta continua su Internet» anche con la tecnica del livestreaming. Poi, sulla base di questo regolamento, il governo autorizzerà i servizi. Sembra di capire che dovranno ricevere una autorizzazione e l’iscrizione a un registro quei siti che vogliono trasmettere eventi, concerti, sport, manifestazioni in diretta via Internet. Vengono equiparati, dunque, a delle vere e proprie tv”.

Reazioni del Governo alla vicenda dell'aggressione a Berlusconi e ai gruppi di facinorosi su Facebook: si avvicina la "sindrome cinese"?

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Da queste premesse Web, giornali e alcuni esponenti dell’opposizione hanno tratto spunto per ricordare al Governo che ci si sta pericolosamente avvicinando alla “sindrome cinese”, ovvero all’applicazione di uno strumento censorio indiscriminato. “Le norme attuali e l’azione della Polizia postale sono sufficienti per colpire i comportamenti criminali in rete. Non vorrei che in nome di questo obiettivo, il governo pensasse invece a norme che limitino la libertà di internet”, dice Paolo Gentiloni, presidente del forum Comunicazioni del Pd. “Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati, non limitata la libertà”, gli fa eco Dario Franceschini in un messaggio su Twitter. Secondo l’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris, “per fermare la violenza che corre su Internet, non c’e’ bisogno di nuove leggi, basterebbe applicare con rigore quelle gia’ esistenti”.

Al coro si aggiunge anche il leader dell’Udc Casini: “Guai a promuovere provvedimenti illiberali – ammonisce  - Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la rete”.

Tutto questo è il risultato di un uso totalmente cieco della Rete. Un impiego che in blogosfera, sulle reti sociali, su Twitter, ovunque si è più volte detto di rifuggire, ma che – come sempre – per colpa dei soliti quattro scalmanati, rischia di abbattersi sull’intera comunità degli internauti.

Ora sarà davvero arduo far giungere al Governo segnali chiari su quali siano gli intendimenti di quella parte onesta di internauti, per fortuna ancora in larga maggioranza, circa la direzione da prendere verso la Rete in conseguenza della gravissima vicenda occorsa al paese in questi giorni. Ma sarà bene trovare un modo per farlo presto, anche per evitare canzonature internazionali, che si stanno ripetendo oggi come in passato.

Marco Valerio Principato

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