SIAE, una licenza per YouTube

Dario Bonacina
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Pubblicato il: 29/07/2010
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La società che rappresenta autori ed editori stringe la mano alla piattaforma di video-sharing di casa Google. Ogni clic sui video pubblicati farà scattare un compenso, a beneficio degli artisti

Roma – Dopo le intese siglate in Regno Unito, Olanda, Spagna, Repubblica Ceca e Irlanda, YouTube sottoscrive anche in Italia un accordo per l’utilizzo dei contenuti musicali nei video pubblicati sulla propria piattaforma. Una licenza, in sostanza, che il sito di videosharing ha ottenuto dalla SIAE.

Si tratta di una licenza “a termine” (la scadenza è stata fissata al 31 dicembre del 2012) che prevede il riconoscimento dei diritti d’autore agli artisti presenti nel materiale classificato nella popolare piattaforma e rappresentati dalla Società Italiana degli Autori ed Editori. In virtù di questo accordo non si verificherà alcuna ricaduta sugli utenti – precisa Google, proprietaria di YouTube - perché l’obiettivo “è quello di rispettare i diritti degli autori”.

“Come risultato dell’accordo – si legge nel comunicato diffuso ieri –  autori, compositori ed editori musicali rappresentati da SIAE saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica”. Forma ed entità del compenso non sono state illustrate, ma c’è chi sembra saperne di più e propono proietta un’ipotesi, forse ufficiosa, di una remunerazione compresa tra uno e quattro millesimi di euro a click. Click che probabilmente solo YouTube sarà in grado di totalizzare, al fine della proporzionale e concordata monetizzazione.

Il compenso potrebbe verosimilmente essere erogato con un criterio a scaglioni: quello più elevato (i quattro millesimi a click dell’ipotesi sopra citata) potrebbe essere corrisposto per le visualizzazioni dei video musicali realizzati dagli artisti e ripubblicati nella loro integrità da YouTube, mentre quelli di importo inferiore potrebbero essere riservati ad utilizzi secondari (video parzialmente editati, oppure per brani musicali utilizzati come sigle o commento sonoro di un clip prodotte a livello amatoriale o da artisti indipendenti).

L’accordo – che sicuramente a Google giova in termini di immagine pubblica e di ritorno economico - introduce una forma di regolarizzazione alla condivisione online di contenuti multimediali protetti da copyright, anche se l’attività di diffusione online è tutt’altro che nociva per l’industria discografica: stando ai dati evidenziati dalla FIMI (Federazione delle Industrie Musicali Italiane), lo sviluppo del fenomeno del video sharing musicale, tra il 2007 e il 2010, ha prodotto ricavi per le case discografiche per oltre cinque milioni di euro. E nel primo semestre del 2010 “la crescita dei proventi dalla visualizzazione di videoclip legali è stata del 27%“.

Dario Bonacina


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