Body scanner, si infiamma la polemica
Si moltiplicano i dissensi sui criteri adottati negli Stati Uniti per le procedure di sicurezza negli aeroporti: l’opt-out dalla scansione si può fare, ma si verrà palpeggiati. Un caso di contestazione e alcune conclusioni
Roma – Gli scanner aeroportuali della TSA statunitense sono lesivi della privacy e della dignità, costano un mare di soldi, espongono la gente a radiazioni e, ultimo ma non meno importante, non perseguono lo scopo per il quale sono installati. A questa dichiarazione è arrivato Jonathan Corbett, cittadino statunitense che con il suo blog “TSA Out of Our Pants”(1) (lett. “fuori la TSA dai nostri pantaloni”), dal 2010 ha intessuto un contenzioso(2) con la Transportation Security Administration a stelle e strisce, citandola in giudizio e arrivando a dichiarare che la “vicenda scanner” sarebbe un’autentica e costosa truffa ai danni dello stato e, quindi, dei cittadini.
Corbett si dichiara “scienziato, ingegnere e viaggiatore assiduo”: di qui la sua avversione per le politiche di verifica aeroportuale che, evidentemente, non condivide, e con tale motivazione spiega come avrebbe proceduto a studiare la fallacità degli scanner aeroportuali chiamati “body scanner”.
“Un miliardo di dollari di scanner reso perfettamente inutile da un blog: ecco come chiunque può superare tali scanner con qualsiasi cosa addosso” è il titolo di un post pubblicato(3) il 6 marzo 2012. In esso viene intessuta una battaglia serrata contro l’adozione generalizzata negli Stati Uniti di tali scanner. Corbett, oltre che sotto il profilo meramente tecnico, sottolinea più volte che i lettori dovrebbero considerare la lotta contro l’adozione di tali scanner un fatto principalmente politico, un’azione di ampio respiro volta non solo a mettere in discussione la scelta, ma l’istituzione stessa.
Cita, senza mezzi termini, anche gli specifici uomini politici che avrebbero già dimostrato opposizione alle “policy” della Administration, il dott. Ron Paul e il senatore Rand Paul. Corbett invita i propri lettori e concittadini a sostenere la sua causa anche attraverso donazioni inviate mediante PayPal.
In breve, Corbett sostiene che l’architettura di calcolo degli scanner aeroportuali è tale da sorvolare completamente sui lati del corpo sottoposto a scansione. Dunque, se un malintenzionato volesse occultare un’arma da fuoco, dell’esplosivo o altri oggetti che i normali metal detector rivelerebbero, non dovrebbe far altro che alloggiarli di fianco in un’apposita tasca.
Tale posizionamento, spiega Corbett, fa sì che la sagoma assuma lo stesso colore di fondo e non sia rilevabile dagli osservatori addetti. Mostra, nello specifico, in un filmato (in fondo) quanto afferma spiegando che l’elaborazione delle immagini, svolta obbligatoriamente dai sistemi di scansione per evitare di riprodurre parti intime, fa sì che scegliendo quel particolare posizionamento l’oggetto da occultare risulta del tutto invisibile.
L’osservazione di Corbett è argomentata in maniera alquanto informale e piuttosto strumentale: lo si comprende già direttamente (c’è abbondanza di argumenta ad verecundiam(4), una tipica fallacia(5) argomentativa), ma lo evidenzia anche Guy McHendry, che si dichiara(6) “critico retorico affascinato dalla cultura e ossessionato dalla politica”. McHendry fa sul suo blog(7) una disamina punto per punto delle affermazioni di Corbett e ne evidenzia molti aspetti linguistici e retorici tali da renderle molto vacillanti.
Una delle argomentazioni portate da Corbett a sostegno della sua tesi è costituita dalle affermazioni di tale Rafi Sela, consulente di sicurezza per l’aeroporto Ben Gurion in Israele (ritenuto, precisa Corbett, uno dei più sicuri del mondo), secondo la cui dichiarazione sarebbe possibile aggirare i body scanner con abbastanza esplosivo da abbattere un Boeing 747. McHendry, citando un discorso(8) tenuto da Ben Goldacre, esperto di psichiatria e divulgatore scientifico(9), ricorda che ricorrere al sostegno di altre autorità – non argomentando direttamente, ndB – è una delle maniere peggiori di andare alla ricerca di credibilità.
Secondo McHenry neppure la stessa TSA, che sul suo blog ha in qualche maniera “risposto” alla provocazione di Corbett, avrebbe argomentato in maniera convincente. L’annuncio della Administration dice: “per ovvie ragioni di sicurezza, non possiamo discutere pubblicamente della capacità di rilevazione delle nostre tecnologie in dettaglio, tuttavia la TSA svolge test intensivi di tutte le tecnologie di sorveglianza nei laboratori e negli aeroporti prima di dispiegarle a tutto campo” e, prosegue, “ciò premesso, (gli scanner, ndB) sono nient’altro che uno dei nostri venti livelli di sicurezza (rivelazione comportamentale, individuazione cinofila di esplosivi, ecc.) e non è certo una singola macchina a riunire tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno in un’unico attrezzo. Non abbiamo mai affermato nulla del genere”.
McHendry afferma che tale responso si può considerare una non-risposta che tende a occultare la realtà dietro ragioni di sicurezza. Ciò lascerebbe comunque spazio al beneficio del dubbio, dunque la questione non sarebbe, in ogni caso, da chiudersi con un semplice botta e risposta tra proponenti e opponenti.
Peraltro, come lo stesso Corbett ricorda in più punti del suo blog, l’unico modo di evitare di essere sottoposti a scansione dai “body scanner” è il far ricorso al c.d. “opt-out”, ossia negare il consenso alla scansione con i “body scanner” il che, però, comporta un’accurata perquisizione manuale, non poco invasiva in quanto – afferma Corbett nel suo blog – ciò comporta anche il palpeggiamento di parti intime che, sia pure condotto a buon fine, produce certamente forte imbarazzo. La procedura, tuttavia, esiste ed è ufficialmente dichiarata sul sito della TSA(10), che precisa tutti i dettagli in cui tale circostanza può avvenire e, soprattutto, quali sono le linee guida che il personale segue nelle varie circostanze.
Dunque, al prossimo viaggio negli Stati Uniti, la cosa migliore da fare non è apprendere scenari poco edificanti così come esposti da alcuni – la Rete porta spesso a tali errori – ma leggere accuratamente il sito istituzionale(11) della TSA, in modo da essere consapevoli fino in fondo di quali procedure e quali tecniche vengono usate per i controlli. Del resto, come si può osservare persino da altri articoli su questo stesso sito(12), la polemica su questo tema è in atto non da poco.
Marco Valerio Principato
Note, link, fonti:
- Jonathan Corbett, blog personale dedicato alla battaglia contro la TSA
- Jonathan Corbett, atto di citazione in giudizio (PDF) contro la Pubblica Amministrazione degli Stati Uniti
- Jonathan Corbett, post specifico di contestazione alle procedure e all’efficacia
- Eugenio Iorio, Argumentum ad Verecundiam
- Eugenio Iorio, Fallacie argomentative
- Guy McHendry, pagina Twitter
- Guy McHendry, disamina delle argomentazioni di Jonathan Corbett
- Ben Goldacre, video
- Ben Goldacre, pagina su Wikipedia
- Transportation and Security Administration (TSA), Pat-downs
- Transportation and Security Administration (TSA), sito istituzionale
- The New Blog Times, argomento “TSA”
Video:





































