Google, 25mila verdoni di multa. Dalla FCC

La Redazione
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Pubblicato il: 16/04/2012
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Nel 2010 la questione della raccolta di dati dalle reti private WiFi effettuata dalle Google Car si era fermata con toni abbastanza pacati. Ora la FCC torna aggressiva. E apre il blocchetto multe

Roma – Quando nel 2010 Google fu “pizzicato” a usare le sue Google Car anche per rastrellare dati dalle reti senza fili domestiche, l’intricata vicenda si era sospesa con un nulla di fatto. Ora però la FCC ci ha “ripensato” e l’accusa di aver “deliberatamente impedito e ritardato” un’indagine riguardo la raccolta di dati. Per tale ragione, le autorità USA gli hanno elevato 25mila dollari di multa.

Una sentenza piuttosto aspra, rispetto ai toni molto più pacati con cui due anni fa la vicenda è stata messa in stand-by. Allora la FCC accettava che Google dichiarasse di sentirsi “mortificato da ciò che era accaduto” e che avesse promesso indagini interne.

Ora però la Commission a stelle e strisce è “risentita”, perché Google non avrebbe degnato di alcuna risposta le numerose email di richiesta informazioni inviategli e avrebbe rifiutato di identificare gli impiegati responsabili. “Benché un leader mondiale nel campo della ricerca in Rete, Google ha assunto la posizione secondo cui cercare tra le email dei suoi impiegati sarebbe un lavoro impegnativo e oneroso in termini di tempo”, spiega il rapporto della Commission.

La nota delle autorità sottolinea anche come Google abbia vanificato gli sforzi di conoscere maggiori dettagli sul tema in quanto il principale responsaile, un ingegnere del quale non è stata rivelata l’identità, avrebbe invocato il quinto emendamento USA per difendersi dall’incriminazione.

Quando la Commission ha chiesto a Google di rivelare i nomi di coloro che fossero stati responsabili dell’iniziativa, Google ha “unilateralmente assunto la posizione di difesa in cui afferma che fare ciò non servirebbe ad alcuno scopo utile”, secondo quanto ha diramato l’autorità sabato scorso. Inoltre, trattandosi di dati non cifrati, l’operazione non avrebbe alcun carattere di illegalità.

Secondo quanto avrebbe riferito una portavoce di Google, il gigante del Web avrebbe “lavorato in buona fede per rispondere agli interrogativi della FCC” e si sarebbe dichiarato “felice che essa abbia concluso che Google ha ottemperato agli obblighi”.

Tuttavia, per adesso c’è solo da pagare.


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