Lyft, il taxi coi baffi che si prende con una App

Una LyftCar all'opera (foto di checkdoublecheck.blogspot.it)
Una LyftCar all'opera (foto di checkdoublecheck.blogspot.it)
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 07/09/2012
Commenti 3 commenti | Permalink

La “moda” dei taxi “alternativi” impazza a San Francisco: ora è la volta di Lyft, altra azienda che fa prendere un taxi, anzi, un’auto privata con una semplice App per smartphone. I tassisti? Sono adirati

Roma – Negli Stati Uniti, in particolare a San Francisco, da qualche tempo è in voga un’alternativa ai taxi “ufficiali”. Diverse sono le startup che vi si sono lanciate, ma l’ultima che sta facendo parlare di sé è Lyft, azienda che contraddistingue le auto aderenti all’iniziativa con un padio di grossi mustacchi attaccati sulla griglia del radiatore. Lo scopo, dice l’azienda, è di “far sorridere” e di diffondere l’impiego di quella che è stata battezzata “On-demand Ridesharing”, ossia “condivisione di corse a richiesta”, una sorta di nostrano car-sharing ma “autista compreso”.

Come funziona? Semplicissimo. Chi intende aderire e svolgere il “lavoro di taxi” lo fa con la propria auto, mentre chi intende usufruirne deve scaricare un’apposita App per il proprio smartphone. Il “taxi” (anche se non è veramente tale) a quel punto si chiama tramite la App, disponibile inizialmente per iPhone ma, più recentemente, anche per Android.

Il pagamento della corsa in realtà non è tale: esso viene configurato come “donazione” e l’importo viene sommariamente determinato dalla distanza percorsa e dal tempo trascorso in auto, tutto automaticamente. A calcolo effettuato, sullo smartphone del “cliente” arriva una proposta di prezzo (non obbligatoria: evidentemente si lascia spazio alla “contrattazione”) che, se accettata, viene suddivisa: 80 per cento al “Lyft driver” e 20 per cento all’azienda, che ci “copre le spese”.

Le ragioni per le quali sono nate queste alternative? Le più varie: i prezzi e le attese tra i primi. Ma – viene da chiedersi – sotto il profilo normativo e assicurativo? Infatti sono molte le perplessità su questi temi. Inutile dire che i “veri tassisti” sono adiratissimi e vorrebbero che la Municipal Transportation Agency (da cui dipendono) obbligasse queste startup a chiudere (be’, in fondo tolgono loro lavoro).

Inoltre, diversi esprimono perplessità sotto il profilo assicurativo: cosa accadrebbe se il “Lyft Taxi” fosse conivolto in un incidente? Quale assicurazione copre il “terzo trasportato”? Si tratta di un esercizio commerciale vero e proprio?

A San Francisco, spiega Californiawatch.org, i taxi (veri) debbono avere una copertura finanziaria di 1 milione di dollari. Se il proprio taxi porta meno di sette persone, possono limitarsi a 750mila. “È molto preoccupante vedere veicoli fare lo stesso lavoro di strada dei taxi ma senza il livello minimo assicurativo previsto dalla Public Utilities Commission (la commissione servizi pubblici, ndB)”, racconta a Californiawatch.org Khaldoun Baghdadi, partner di Walkup, Melodia, Kelly & Schoenberger, una firma legale specializzata in tutela della sicurezza personale, ben conosciuta a San Francisco. “Stanno ottenendo molti dei benifici senza corrispondenti aggravi”.

L’azienda, peraltro, si etichetta come “not a transportation carrier”, non un servizio di trasporto. Ciò nonostante, c’è spazio per tutti e le cronache locali raccontano di questa, come di altre iniziative simili che funzionano – se ci si pensa – grazie a Internet, alla connettività mobile, agli smartphone e alle App.

Se al momento le autorità di San Francisco si stanno ancora interrogando sul da farsi, su come affrontare questa realtà, viene da chiedersi se una simile struttura potrebbe prendere corpo in Italia. La risposta è: quasi certamente no. Negli Stati Uniti c’è una democrazia liberale, dunque non ci sono le stesse limitazioni all’imprenditoria privata che ci sono qui e lo stato interviene solo, grazie alla sua divisione dei poteri, per tutelare i diritti.

L’unica scappatoia potrebbe essere farlo sottotraccia, senza dirlo a nessuno: ma gli effetti collaterali, qualora si fosse scoperti, sarebbero ancora peggiori. Però contribuirebbe, questo è indubitabile, a calmierare un servizio che, pur oneroso per chi lo esercita, è molto, molto oneroso anche per chi ne usufruisce.

Marco Valerio Principato


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Commenti
  1. Ago scrive:

    Ma pensate davvero che a San francisco hanno legalizzato l’abbusivismo o certamente voi tassinari lo volete far passare come abusivismo come per i noleggi (ncc) italiani con le vostre lobby, non tutti hanno la mente ottusa per credere alle tarantelle dei lobbysti tassinari italiani.

  2. Marco Valerio Principato scrive:

    Be’, da un lato concordo con Lei, dall’altro ritengo che Lyft faccia un minimo di controlli sotto questo profilo, altrimenti si consegnerebbe mani e piedi alla polizia: sarebbe l’unico modo, in quel particolare regime politico, per “cadere in errore”. Il Municipio, tra l’altro, credo non aspetti altro… stanno ancora cercando un modo per “fermare” il fenomeno e per Lyft mettersi “dalla parte del torto” favoreggiando la circolazione di auto non in regola significherebbe offrire il fianco per farsi recapitare un’ordinanza di chiusura dell’attività.

    La cosa interessante sotto il profilo tecnico, infatti, è che grazie all’impiego di una App per smartphone è possibile configurare un servizio funzionalmente quasi equivalente senza alcuna difficoltà.

    Quella interessante sotto il profilo politico-culturale è la possibilità offerta dal diverso regime democratico di svolgere un’attività in concorrenza diretta e frontale così, “sic e simpliciter”, che in un regime di democrazia rappresentativa sarebbe pressoché impossibile.

    Saluti
    MVP

  3. Lettore scrive:

    DELIRIO LIBERISTA
    Salire su un taxi non registrato alla polizia, non assicurato e magari guidato da un autista senza neppure la patente (perchè ritirata o peggio) non mi sembra una grande furbata.
    Incolumità personale e sicurezza valgono molto più di due o tre dollari di risparmio. Liberalizzazioni di questo tipo sono inutili.




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