RIAA: gli sforzi di Google sono vani

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 25/02/2013
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La RIAA statunitense ha contestato i mancati provvedimenti di Google circa la rimozione di link favoreggianti. Google ribatte:«tolti il 97 per cento di 14 milioni di siti».

Roma – L’industria mediatica a stelle e strisce, ovvero, per fare nomi: la Recording Industry Association of America (RIAA) non è per nulla soddisfatta degli sforzi di Google volti a ripulire le pagine dei risultati di ricerca da siti e link che favoreggiano la pirateria. Secondo uno dei più forti gruppi di lobbying “non c’è evidenza” che Google abbia messo in atto alcuna strategia volta a rimuovere tali risultati.

La considerazione è apparsa in una nota (PDF) rilasciata la scorsa settimana, in cui si sottolinea che nonostante il gigante del Web abbia ricevuto, negli ultimi sei mesi, decine di milioni di richieste di rimozione ai sensi della normativa sul diritto d’autore statunitense, non ha provveduto a rendere tali rimozioni efficaci.

“Dopo sei mesi – si legge nella nota – non abbiamo alcuna evidenza che Google, in base alla propria politica, abbia dimostrato un concreto risultato nel riposizionare in maniera meno rilevante la presentazione di risultati con siti dove si svolgono massicce attività di pirateria. Questi siti continuano con evidenza ad apparire in cima ai risultati di ricerca di Google per specifiche canzoni o artisti molto diffusi”.

Ciò che la RIAA contesta è una sorta di promessa, fatta da Google lo scorso agosto, in cui garantiva che avrebbe provveduto al c.d. demoting (lett. “dare meno evidenza”, retrocedere nelle SERP, insomma) di quei siti sui quali aveva ricevuto un elevato numero di reclami con richieste di rimozione.

La RIAA ha rilevato, analizzando alcuni di quei siti, che tale demoting non è stato fatto e che essi ancora compaiono regolarmente in cima ai risulati nel 98 per cento dei casi, rilevando spesso tra la terza e la quinta posizione dei primi dieci risultati. “Questo ci preoccupa particolarmente – scrive l’associazione – in quanto diversi studi evidenziano che circa il 94 per cento dell’utenza non va oltre la prima pagina di risultati”.

Google sostiene il contrario. “Abbiamo pesantemente investito in strumenti a difesa del diritto d’autore per i titolari dei contenuti e trattato il più velocemente possibile le takedown notice (le diffide, ndR). Il mese scorso ne abbiamo ricevute 14 milioni e a seguito di ciò abbiamo rimosso oltre il 97 per cento dei risultati di ricerca che le riguardavano”, ha fatto sapere un portavoce del gigante del Web. “Inoltre, le sempre nuove partnership di Google e i nuovi accordi di distribuzione con le industrie dei contenuti porta beneficio sia agli autori che agli utenti e genera centinaia di milioni di dollari per l’industria stessa ogni anno”.

Di sicuro non è facile lottare contro simili fenomeni per un gigante delle dimensioni di Google. Sia che la minaccia venga da YouTube, sia dal puro e semplice portale di ricerca, tutti i siti che hanno interesse a farlo cercano con ogni mezzo di “scalare” le pagine e il più delle volte ci riescono, servendosene poi spesso per scopi meno trasparenti del semplice reperimento del sito.

Certo, se solo gli stessi gruppi di lobbying fossero altrettanto efficaci quando devono trattare la privacy, per gli internauti ci sarebbero molti problemi in meno. Ma, come sempre, è una questione di equilibri di interessi e questa “reazione” della RIAA dimostra come, in quel campo, essi siano ancora molto forti.

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Nucleo redazionale del sito a cui lavorano i responsabili, ossia Marco V. Principato e Dario Bonacina, su articoli scritti da altri collaboratori o da essi stessi. Vedere le rispettive bio.



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