Se un giudice guarda i porno su Internet in ufficio

La British House of Lords.
La British House of Lords.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 19/03/2015
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La risposta istintiva sarebbe «va licenziato o, quanto meno, punito». In effetti è proprio questo che è appena accaduto ad alcuni giudici colti in «flagranza».

Be’, se un giudice fa una cosa del genere, è semplice: è licenziato. Perché dà cattivo esempio, perché il suo profilo morale è intaccato, perché è un comportamento informale, troppo informale per essere tollerato. Ma questo è accaduto in Gran Bretagna, non qui, fermi. Davvero, davvero.

Per la precisione, “il giudice distrettuale Timothy Bowles, il giudice di immigrazione Warren Grant e il vice giudice distrettuale Peter Bullock sono stati rimossi dai propri incarichi istituzionali a causa di un’indagine sulla presunta visione da parte degli stessi di materiale pornografico sulle apparecchiature IT degli uffici”. Questo recita la nota emessa dall’Ufficio Investigazioni sulla Condotta Giudiziaria britannico.

Ci si resta “male”, è ovvio. Perché, racconta Cnet, «quando un giudice ti guarda dall’alto in basso in un’aula giudiziaria, tu lo avverti come un tuo superiore. Ma è bello pensare, tuttavia, che in fin dei conti un giudice è umano, esattamente come tutti noi. E quindi anche un giudice può, come è accaduto, trovarsi a essere giudicato».

Nello specifico non si è trattato di pedopornografia: erano materiali pornografici perfettamente legali. Ciò nonostante, il loro superiore ha ritenuto la circostanza non accettabile in quanto, a onta dell’assenza di filtri nella rete interna verso Internet, i giudici avrebbero comunque utilizzato i mezzi messi loro a disposizione in modo improprio, inadeguato e gratuito.

Secondo il Times va notato che non è stato reso noto se la circostanza si sia verificata durante l’orario di servizio o in un momento di pausa, quasi a voler instillare il tarlo del dubbio sulla legittimità dell’accusa. Persino la BBC è rimasta basita della circostanza: è piuttosto insolito – incalza Cnet – che un giudice britannico sia licenziato. Però – ricorda il celebre sito – non è trascorso molto da quando nel parlamento britannico sono state rilevate ben 300mila ricerche di materiale pornografico nell’arco di un anno.

E ancora – insiste Cnet – è impossibile dimenticare l’episodio di un legislatore indonesiano, colto a visionare materiale pornografico durante un dibattito parlamentare, con un colmo dei colmi: quel legislatore era noto per essere un feroce oppositore della pornografia.

Episodi di questo genere – al di là dell’esito che avrebbero in Italia, probabilmente molto diverso – possono solo insegnarci, anzi, ricordarci alcune cose. Prima di tutto che i siti pornografici sono sempre stati e, probabilmente, sempre saranno in vetta assoluta alle classifiche di traffico per numero di visite. In secondo luogo, come giustamente ricorda l’autore dell’articolo su Cnet, che siamo tutti umani, fatti tutti della medesima carne, comunque debole e sulla quale, almeno in certi casi, i freni inibitori non riescono ad agire, non essendo minimamente capaci di fare sempre ricorso a un divino lampo di saggezza.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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