Pubblicità online, lo scontro dei titani

The New Blog Times
La Redazione
Di
Pubblicato il: 13/04/2015
Commenti Commenta | Permalink

Un brevetto depositato da Facebook prelude a un nuovo modello di advertising, fondato sui dati di cui il social network è in possesso. Se tale modello dovesse decollare, di certo per le altre piattaforme saranno dolori. A partire da Google.

Roma – La premiata ditta Zuckerberg &c. ha appena registrato un brevetto dal quale si evince che il social network sta architettando un sistema pubblicitario fondato sull’incontro tra il proprio grafo sociale (cioè i dati che ha raccolto e raccoglie su tutti noi) e i dati pubblicitari. Tenuto conto di quanto sa Facebook su ciascuno di noi – tanto, tantissimo – l’idea potrebbe rappresentare per gli inserzionisti un valore – e un vantaggio – enorme.

A “combinazione” di dati avvenuta, la pubblicità potrebbe assumere le sembianze, per esempio, di un video a finali differenziati, oppure di un’applicazione interattiva fatta funzionare da un sito partner. Il rovescio della medaglia, neanche a dirlo, sarebbe un ceffone a Google, che si trova a non avere più alcun “monopolio” sulle informazioni raccolte sugli utenti. Come conseguenza quel fiume di dollari, che sinora ha riempito le sue casse, potrebbe prendere la via di Menlo Park (la sede centrale di Facebook, ndR).

Del resto, spiega Phil PearlMan di Yahoo Finanza, «il grafo sociale di Facebook rappresenta il culmine di tutti i tipi di dati disponibili sui consumatori mai esistito. Nel lungo periodo è una minaccia enorme per Google».

L’esperto ammette che Google è stato il primo a entrare massicciamente nella scena dell’online advertising e lo ha trasformato in un Cash Cow, una mucca da soldi (vedi Wikipedia per spiegazioni in tema economico e di marketing). Nel frattempo, gradualmente Facebook è entrato in scena assumendo il ruolo del disrupter, del disgregatore, cambiando modelli socio-economici a ripetizione, mentre Google investiva in ricerca e svluppo, cosa che subito dopo ha iniziato a fare anch’esso.

Di questi cambiamenti se ne è accorta anche la borsa a stelle e strisce: mentre le azioni di Google, negli ultimi sei mesi, sono rimaste sostanzialmente ferme, quelle di Facebook sono salite del 12 per cento.

Gli esperti concordano su un fatto: Google ha generato finora un mucchio di soldi con la pubblicità. Ma ora ci sono delle nuove minacce: per questo quel settore inizia a funzionargli “meno”. Il pubblico diventa sempre più mobile e in quel settore Google non domina affatto (se non per Android): là domina Facebook, non c’è verso, per ora.

Lo dimostrano alcune nuove idee in circolazione, come quella di trasformare il modello di fruizione di YouTube, finora sorretto solo dalla pubblicità e, invece, se certe idee verranno realizzate, destinato a diventare una piattaforma a pagamento.

Bisogna solo vedere se tutto ciò diverrà realtà. Del resto, sia Google che Facebook nei confronti dei mercati sono piuttosto aggressivi: non sono “tipi” da dormire sugli allori, nessuno dei due. Il potenziale c’è, bisognerà solo vedere quale idea si dimostrerà vincente.


La Redazione (3322 articoli)

Nucleo redazionale del sito dove, sotto la direzione di uno o entrambi i responsabili (Marco Valerio Principato e Dario Bonacina), vengono lavorati articoli scritti da altri collaboratori o da loro stessi.


Abbiamo parlato di:
, , ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.