Francia, gli Hosting Provider minacciano di andarsene

Parlamento europeo con la bandiera francese.
Parlamento europeo con la bandiera francese.
La Redazione
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Pubblicato il: 23/04/2015
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In Francia è partito l’obbligo per i provider di una sorveglianza in Rete molto stretta, su semplice disposizione del governo. Ora vogliono inasprirla e i provider non ci stanno.

Roma – In Francia è presente una notevole severità circa i controlli svolti sul traffico telefonico e di rete Internet da parte delle autorità. A dicembre scorso, esattamente la sera di Natale, è stata varata una prima normativa molto pressante per via della quale le autorità possono raccogliere e archiviare moltissime tipologie di dati a scopo di sorveglianza. La novità è che il governo non è ancora contento, vuole inasprirla ulteriormente e alcuni Hosting Provider locali, qualora l’inasprimento vada in vigore, hanno minacciato di lasciare la nazione.

Il provvedimento di dicembre già rappresenta una notevole pressione. Spiegava all’epoca LePoint.fr che possono essere raccolte «informazioni o documenti elaborati o archiviati da reti o servizi di comunicazione elettronica, compresi i dati tecnici relativi all’identificazione dei clienti o le connessioni ai servizi di comunicazione elettronica, l’elenco di tutti i numeri di abbonato o le connessioni con un determinato soggetto, la dislocazione dell’equipaggiamento terminale usato così come delle comunicazioni dell’abbonato, compresi gli elenchi dei numeri telefonici chiamati e chiamanti, la durata e la data/ora della comunicazione». L’articolo, casomai fosse poco evidente quanto il provvedimento risultasse sgradito, si intitolava Le cadeau de Noël du gouvernement aux internautes : la surveillance, cioè “il regalo di Natale del governo agli internauti: la sorveglianza”.

Ancor più inquietante è l’obbligo, contenuto nella normativa, di installare delle Black Box per la “sorveglianza algoritmica” di “modelli sospetti”: secondo quella legge esiste l’obbligo da parte dei provider di servizi di installare (a proprio carico, ndR) sistemi segreti, non meglio specificati, su indicazione dello stato allo scopo di analizzare modelli sospetti, come ad esempio visite a siti Web inneggianti al terrorismo o contatti con persone sotto indagine, in virtualmente qualsiasi circostanza indicata, spiega Human Rights Watch.

Una volta che tali apparecchiature fossero poste in funzione, naturalmente non ci vorrebbe nulla per spingerne l’impiego ben oltre (per esempio il controllo del traffico illecito di film, musica, ecc.). Tutto, però, resterebbe a carico dei provider.

Per questo, alcuni giorni fa, diversi di essi hanno minacciato di andarsene dal paese, come riportava ZDnet. Diverse aziende, comprese alcune operanti quali Hosting Provider e altre tecnologie, hanno infatti scritto una lettera al primo ministro francese Manuel Valls spiegando che, qualora il governo vada avanti con questa richiesta di cattura in tempo reale di dati, saranno costretti a una sorta di “esilio”, ritenendo tale scelta insostenibile.

Certamente c’è da chiedersi “dove” andare in “esilio”: persino la Svizzera ha in atto il proprio programma di sorveglianza. Dunque, anche se quelle aziende dichiarano che il 30-40 per cento dei loro profitti deriva da clientela al di fuori del territorio francese, sembra alquanto difficile – anche per questioni logistiche – dare concreta attuazione alla minaccia.


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