Avete cambiato le vostre password?

Esame di coscienza...
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La Redazione
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Pubblicato il: 08/05/2015
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Ieri è stata la giornata mondiale delle password. Non è iniziativa meramente mediatica, ma un «memento» per coloro che amano cose come “qwerty” o “1234”.

Roma – Ormai è diventata un’istituzione: ieri è stata la giornata mondiale delle password. E voi? Avete provveduto a cambiare le vostre? Non fate spallucce, le statistiche “vi sono contro”: «secondo una ricerca di Splashdatya, la password più utilizzata è stata la combinazione “123456” seguita da “password” e “12345”, che ha scalzato dal podio “qwerty”, racconta l’Ansa riferendo di quanto è stato lo scorso anno.

C’è tanto di sito dedicato dove ciascuno – ovviamente dopo averla cambiata – può pubblicare la propria “confessione” ed auto-stigmatizzare di aver fatto una castroneria. E già è tanto a poterlo raccontare senza trovarsi a raccattare i pezzi di un account trafugato o di dati persi.

Non è un caso se a ricordarlo sono anche giganti come Intel: per chi avesse la memoria (e la manina) corta, è solo di settembre scorso la fuoriuscita di cinque milioni di password di Google. Ma qualche anno prima anche Dropbox si è trovata “nuda” di fronte alla Rete. Dunque, già bastano episodi come questi a mettere a rischio l’integrità delle utenze dei servizi impiegati: meglio non aggiungerci anche ulteriori facilitazioni.

In questi casi, infatti, i giganti spesso si muovono e prendono iniziative, come quella di Google di qualche giorno fa. Ma i “meno” giganti spesso non hanno questa possibilità: sta quindi all’utente rendere la vita meno facile possibile ai malintenzionati.

Secondo l’analista di sicurezza Mark Burnett, la questione del Password Day è nata quando un suo cliente era insistentemente e ripetutamente “hackerato” pur cambiando (dice) le sue password. Finalmente si è deciso e ha «impiegato un’intera giornata a cambiare le password per ogni utente, ogni router, ogni server, database, utenze presso provider e persino caselle vocali telefoniche». Tutto questo perché, racconta Burnett, c’era un’unica password “company-wide” (conosciuta da tutta l’azienda e unica, ndR) e il «cambiare quella password company-wide ha risolto il problema», evitando il ripresentarsi dell’inconveniente.

Pare che l’azienda usasse cambiarla, ma… una volta l’anno. Negli altri… 364 giorni c’è sempre stato tutto il tempo per… provvedere da parte di malintenzionati. E così Burnett ha deciso di porre fine ad usanze così poco simpatiche con l’iniziativa.

Siete ancora lì? È vero che Apple poggia sull’impronta digitale, è vero che Microsoft pensa allo sblocco tramite un semplice sguardo, o Yahoo che pensa di riconoscere le nocche della mano e le orecchie, ma intanto che queste nuove tecnologie si perfezionano e si diffondono… andate immediatamente a sostituire quel maledetto “123456” con qualcosa di scelto con maggior cura. E ringraziate Dio o chi per lui se finora ancora non se ne è accorto nessuno.


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