Svizzera, il paradiso della privacy per Silent Circle

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Pubblicato il: 29/05/2015
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Philip Zimmerman, creatore di PGP e fondatore di Silent Circle, ha dichiarato al quotidiano The Guardian di voler spostare la sede della società a Ginevra. Qualche osservazione.

Roma – Dopo il segreto bancario, il Paese elvetico sembra possa reinventarsi grazie ad Internet, impersonando il ruolo di paladino della privacy ed avendo la possibilità di attrarre un certo numero di società della rete, soprattutto americane: è infatti di pochi giorni fa, dichiarata in esclusiva al quotidiano britannico The Guardian, l’intenzione di Philip Zimmerman di spostare la sede di Silent Circle dagli Stati Uniti alla Svizzera.

Nell’ultimo anno e mezzo si è parlato molto di Silent Circle, in particolare grazie al suo Blackphone, lo smartphone che promette privacy assoluta per tutti i suoi utenti. I servizi offerti si rendono disponibili su abbonamento e lo stesso fondatore, Philip Zimmerman, ha dichiarato che i clienti più affezionati sono: “soldati all’estero, uomini d’affari in Stati sorvegliati, dissidenti e giornalisti”.

La questione riservatezza, con “sede” sostanzialmente negli USA, è spinosa. Risale infatti a pochi giorni fa la lettera, fatta pervenire al presidente Barack Obama da parte di Microsoft, Yahoo!, Google e “soci”, per avere il permesso di cifrare i dati dei propri utenti. Un’istanza controtendenza, a favore della tutela della privacy di ogni individuo, anche di quelli che secondo NSA e FBI sono il principale motivo per legittimare una sorveglianza di massa.

Pur riconoscendo il merito per lo sforzo e le “buone intenzioni”, resta il fatto – per quanto nobile sia la causa – che quei dati rimarrebbero in possesso delle stesse società, le quali continuerebbero a farne lo scempio che finora abbiamo potuto apprendere.

Da ciò ha inteso prendere le distanze Silent Circle, che scegliendo la Svizzera punta a svincolarsi dai quei patti unilaterali di cui abbiamo avuto notizia soprattutto con il caso Lavabit, il servizio di email utilizzato anche da Edward Snowden, che nel 2013 venne obbligato a scegliere tra la chiusura e l’installazione di attrezzature per la sorveglianza (analogamente a TrueCrypt); scelse diligentemente la chiusura.

La gamma di servizi offerti dalla società di Zimmerman rappresenta una delle suite più innovative che il mercato odierno abbia da offrire sul fronte della privacy, partendo dal Blackphone, per quegli utenti disposti a spendere circa 600 Euro. Una somma elevata, forse troppo se paragonata a dispositivi high-end offerti da Samsung ed Apple. Inutile dire che il dispositivo è stato dotato oltre che di un sistema operativo (PrivatOS) ad hoc, anche di una serie di applicazioni orientate alla cifratura di tutto l’eco-sistema, sia che si parli dei dati salvati che delle comunicazioni e di tutto il traffico Internet generato.

Degne di nota sono le due soluzioni proprietarie per i messaggi e le chiamate, rispettivamente Silent Text e Silent Phone, basate ovviamente sui principi di Pretty Good Privacy (PGP), ma con un protocollo totalmente riscritto dallo stesso Zimmerman; ormai sono tutti software di riferimento per gli appassionati di temi legati alla privacy, che si ritiene abbiano fatto superare anche quelle perplessità emerse su queste pagine all’uscita della seconda versione del BlackPhone.

Come abbiamo detto e ripetuto, dopo lo scandalo Datagate le opportunità per avere un maggior controllo sulla propria privacy ci sono e sono alla portata anche dei meno avvezzi. Per quanto sicuramente poco pratico, se si considera l’età di PGP (quasi 25 anni) il contributo offerto è stato fondamentale nell’aiutare gli informatori come Edward Snowden, ma anche semplicemente i giornalisti dislocati in zone poco “sicure”. Fortunatamente ora un’implementazione user-friendly viene proposta dal client Peerio, che consigliamo caldamente di controllare a chi ci legge.

Viste la notorietà e l’integrità della società e di chi ne fa parte non possiamo che fidarci della decisione presa e attendere ulteriori sviluppi.

Qui di seguito l’intervista rilasciata al quotidiano The Guardian.


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


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