Yelp si «accorge» che Google «manipola». L’acqua calda

Una vecchia battaglia...
Una vecchia battaglia...
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 01/07/2015
Commenti Commenta | Permalink

Yelp si è «risentita» perché Google, dice, altera i risultati di ricerca, limitando la libertà di scelta dei consumatori e ignorando la meritocrazia. Se ne accorge solo ora?

Roma – Sta facendo il giro della Rete la notizia dello studio, realizzato dai docenti Tim Wu, professore di legge alla Columbia, e Michael Luca, economista ad Harvard, in collaborazione con il gruppo di data scientists di Yelp, il sito dedicato alle recensioni dei consumatori.

Yelp – racconta Re/Codeha pagato Wu per lo studio, assieme al relativo co-autore Michael Luca, economista dell’Harvard Business Schoold e altre aziende, spesso, fanno lo stesso. «Mi pagano per il mio tempo – dice Wu – ma non farei questo se non pensassi che questa nuova evidenza fosse una rivoluzione».

Breve: Yelp, avversario di Google di vecchia data, sostiene che Google altera i risultati di ricerca e piazza in cima i risultati che più gli convengono. Constatazione dalla quale, neanche a dirlo, Yelp esce penalizzato.

Lo studio sostiene, oltre a ciò, che tali alterazioni limitano la scelta libera da parte dei consumatori, arginando la “meritocrazia” (se di essa si può parlare in un mondo dove esiste il mestiere di SEO, Search Engine Optimization).

Al di là delle prove – peraltro abbastanza empiriche – alle quali lo studio ha sottoposto un campione di utenti per avvalorare la propria tesi, parrebbe che Yelp abbia un po’ scoperto l’acqua calda.

Come può Google non alterare i risultati? Chiede perfino istruzioni su come farlo! (click per ingrandire)

Come può Google non alterare i risultati? Chiede perfino istruzioni su come farlo! (click per ingrandire)

Nel momento stesso in cui Google dice di “personalizzare i risultati”, chiedendo all’utenza di operare sempre autenticata (cioè avendo fatto il logon con la propria utenza prima di impiegare i suoi servizi), nel momento stesso in cui Google News chiede apertamentevedi immagine – di accedere «per trovare le notizie sugli argomenti che ti interessano di più», è evidente che i risultati presentati non siano gli stessi per chi utilizza i suoi servizi in modo (relativamente) anonimo e per chi li impiega, invece, facendosi “riconoscere”.

Nel secondo caso, infatti, gli algoritmi di Google attingono alla “scheda personale” dell’utente riconosciuto. Se questo, per esempio, avesse tra i propri interessi la politica estera e, per caso, fosse anche greco, il box di sottosezioni sulla sinistra sarebbe molto più ricco di notizie a tema, ma nasconderebbe, con ogni probabilità, altre notizie ugualmente degne di essere lette.

Ora, la domanda è: ha Yelp la capacità finanziaria, lobbyistica e sociale di entrare in contrasto con Google al punto da scontrarcisi in tribunale e vincere la causa? No, non ce l’ha: nel 2014 ha fatturato 377 milioni di dollari, mentre Google ha fatturato 66 miliardi di dollari. Yelp sta perdendo tempo.

Quindi, questa è una non-notizia. Tra due-tre giorni non si parlerà più della vicenda, né dello studio, né di altra questione legata alla vicenda. Notizia sarebbe solo se Yelp, piccolo Davide, vincesse la causa facendo condannare Golia-Google a risarcirla con metà del suo patrimonio.

Un po’ la notizia dell’uomo che ha morso il cane uccidendolo, e non viceversa.


Marco Valerio Principato (2074 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.