Windows 10, tra riscatti e false email

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 06/08/2015
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La parolina «gratis», per Windows 10, ha funzionato benissimo. Se ne sono accorti anche i truffatori, che l’hanno sfruttata per i loro scopi. Ma attenzione, non c’è da badare solo a questo: chi ha una coscienza si guardi anche da altro.

Roma – È ormai noto che una banda di malfattori ha fatto circolare una falsa email, apparentemente proveniente da Microsoft, la quale, «insieme all’allegato da 734 kb denominato Win10Installer.zip, proviene dall’indirizzo update@microsoft.com, evidentemente frutto di spoofing e associata a un indirizzo IP tailandese», raccontava Gaia Bottà su Punto Informatico.

Al netto delle ovvie raccomandazioni di non aprire neanche quell’email, anzi, di cestinarla direttamente ad evitare il riscatto chiesto dai truffatori, vale forse la pena di riflettere sullo scenario in cui la circostanza si è manifestata.

I truffatori sono stati velocissimi. In tre giorni hanno valutato lo scenario (14 milioni di download nelle prime 24 ore) e i suoi parametri e hanno deciso, sapendo che avrebbero trovato terreno non fertile, ma fertilissimo, e avrebbero mietuto senz’altro migliaia e migliaia di vittime.

La leva impiegata, anche nel caso dell’email, è la parolina magica: “gratis”, tra le parole più cercate (dopo “porno”, ovviamente). La stessa che Microsoft – quella vera, si intende – ha impiegato per “accalappiare” più utenti possibile, per farli entrare a far parte del proprio nuovo piano di acquisizione di dati personali, la sola, vera fonte di remunerazione attraverso cui è stato possibile etichettare come “gratis” la distribuzione di Windows 10 a coloro che dispongono di una licenza ufficiale Windows 7/8.

I truffatori sapevano e sanno benissimo che il pubblico è estremamente sensibile alla parolina “gratis”. Essa richiama, infatti, quella gratuità diffusa che inizialmente ha contraddistinto l’intera Internet-sfera dai suoi esordi fino a circa cinque-sei anni fa.

Da allora in poi, come prefigurò il magnate Barry Diller, è stata una parabola discendente: la gratuità si è (in parte) eclissata dietro l’erogazione di servizi a pagamento, e in gran parte trasformata in una redditività non (inizialmente) monetaria, e cioè il lucro sul “traffico” di dati personali (vedasi: Google, Android, Apple, adesso anche Microsoft, eccetera).

Va dunque tenuto ben presente che, utilizzando Windows 10, si accetta il modello “la merce sei tu”. Oltre a quanto abbiamo già detto, va infatti ricordato che la maggior parte dei sistemi operativi commerciali di oggi è considerata dalla Free Software Foundation una vera e propria sede di sorveglianza ed è alquanto difficile dimostrare il contrario.

Ancora una volta, dunque, riflettere bene prima di agire. Evitare di cadere in trappole come l’email di cui in apertura è certamente d’obbligo, ma ancor più lo è tenere presente a quale scenario si va a consegnare il proprio ambiente di lavoro in relazione al proprio computer e, naturalmente, anche al proprio smartphone o tablet, laddove impiegassero lo stesso sistema.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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