Perché l’ebook funziona poco

Libro vero o ebook reader? Se molti ancora non cambiano, la colpa è solo dell'offerta di apparecchi, mal concepita.
Libro vero o ebook reader? Se molti ancora non cambiano, la colpa è solo dell'offerta di apparecchi, mal concepita.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 29/02/2016
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Si sta cercando di far circolare sui media la «voce» di un certo incremento nell’impiego di libri elettronici e relativi apparecchi di lettura. Falso: l’ebook non decolla ed ecco il perché.

Premessa: lasciamo da parte chi ama il contatto fisico con la carta, il suo odore, il luccichio della copertina, il “crack” della colla del dorso alla prima apertura del libro. Si tratta di persone che passeranno all’ebook solo quando sarà “obbligatorio” (se mai lo sarà).

Ma è questo il motivo per cui l’ebook non decolla? Io direi di no o, almeno, non solo: ci sono altri fattori che lo ostacolano. Non sono pochi e in molti casi si tratta di ostacoli difficili da superare senza un certo impegno sia da parte degli editori, sia dei produttori che dei lettori.

Vediamo intanto la persona, cioè chi, in definitiva, dovrebbe essere il destinatario del prodotto. Potrebbe non avere alcuna competenza tecnica. Dunque, non le si può chiedere altro che la capacità di collegare il caricabatterie quando occorre e – con un certo sforzo da parte di alcuni – di saper caricare in qualche modo il libro elettronico appena comprato dentro il suo ebook reader (già, così si chiama l’apparecchio per leggere).

Le caratteristiche dell’apparecchio. A dispetto di ogni altra considerazione, il lettore “generico” non vuole pensieri né distrazioni. La durata della batteria non deve essere un problema e la leggibilità deve esserci ovunque, perciò tutti i tentativi di far usare i tablet (come l’iPad e simili) sono del tutto vani: in pieno sole non si legge e la batteria dura troppo poco. Perciò, parliamo solo ed esclusivamente di ebook reader in tecnologia e-ink (per maggiori informazioni, i “neofiti” leggano questa breve pagina di Wikipedia).

Dall’acquisto al “possesso” alla lettura. Non si consideri il lettore “moderno”, quello abituato al digitale: si consideri, piuttosto, l’artista, il filosofo, il letterato, l’avvocato, lo storico, il sociologo, lo scrittore, l’attore, il regista, eccetera. Tutte persone al cui proposito niente garantisce la loro competenza, anche minima, per maneggiare “file”. A costoro occorre dare dei surrogati dei gesti materiali: l’acquisto deve corrispondere a qualcosa che si scarica e di cui si ha traccia, non gli si può parlare né di licenze, né di cloud, né altro del genere, perché al solo nominare simili termini sono già fuggiti in libreria.

I gesti e la ritualità del libro. Per questo da anni sostengo che Adobe Digital Editions (o qualsiasi altra tecnica di protezione) è un prodotto fallimentare, destinato a una fine ingloriosa e dolorosa: un libro lo presto a chi mi pare. Vero è che mentre lo presto non ce l’ho, mentre il file non posso “prestarlo” ma solo copiarlo. Lì, purtroppo, occorre solo fare buon viso a cattivo gioco e rendere semplicemente sconveniente, ridicolo, vergognoso al punto da essere canzonati l’atto di duplicare illecitamente un file di un libro per non pagarlo. Ma continuare (invano, peraltro) con la protezione avrà solo un effetto: quello di tenere accuratamente lontani tutti i lettori dei tipi elencati nel paragrafo precedente.

Le forzature dei produttori. Oggi, se ben si guarda, non c’è quasi più traccia di un ebook reader con schermo da nove pollici abbondanti. La stragrande maggioranza sono da cinque, massimo sei pollici. Non va assolutamente bene. Un display così piccolo non è in grado di visualizzare la pagina di un libro di medio formato con caratteri abbastanza grandi senza ricorrere all’ingrandimento (e, di conseguenza, senza provocare la sconclusionatezza della paginazione originale). In realtà, ai lettori di cui sopra, non interessa assolutamente nulla della tascabilità: quella è solo una forzatura dalla parte dell’offerta di apparecchi, non un ben preciso attributo del prodotto, desiderato dalla parte della domanda. Lo dimostra la ressa nell’acquisto di quei pochissimi modelli più grandi e il fervente traffico di usato sui vari mercati ed aste online.

Le complicazioni del tutto indesiderate. A quel tipo di lettori di cui sopra la maggior parte degli orpelli di cui sono dotati quasi tutti gli ebook reader (al netto della questione dimensioni) non interessa minimamente. A loro interessa: andare avanti e indietro con le pagine, poter saltare al capitolo successivo o precedente, saltare subito all’indice o alla bibliografia o all’indice analitico o delle figure, salvare il punto di interruzione della lettura, poter prendere agevolmente appunti sul libro stesso e, come estrema concessione di modernità, al massimo i segnalibri. Tutto il resto (cambio font, comandi touch, connessione Internet, Wi-Fi, consultazione di alcuni o tutti i siti Internet e altro) è per loro del tutto irrilevante e, anzi, fonte di distrazione e complicazione. Anche la riproduzione dei file audio, quasi sempre presente, è nella migliore delle ipotesi del tutto ignorata: loro vogliono il loro libro, che nella forma originale non parla, non suona, non cambia, è così com’è e basta.

Dunque? Dunque non è, in sé, il libro elettronico che “non attacca”, ma l’offerta che non si adegua alla domanda. Basterebbe partire da un presupposto semplice: ormai più o meno tutti – persino la mia docente di marketing, che si è sempre dichiarata una “immigrata digitale” – hanno imparato come funziona, collegata al computer, la pennetta USB. Si collega, appare un nuovo disco, al suo interno posso copiarci qualunque file (purché c’entri), una volta estratta e reinserita in un altro computer tutti i file che ci ho caricato lì li ritrovo. Questa sarebbe l’unica funzionalità veramente necessaria, anche per un ebook reader, nel momento in cui lo si deve “popolare” di libri collegandolo al computer.

Le funzioni? Solo quelle che abbiamo descritto sopra. Il display? Due versioni (perché comunque la gente è strana): una piccola, semitascabile, e una grande, per chi legge opere più impegnative. Grande significa, naturalmente, grande davvero: come il vecchio Kindle DX, ancora trafficatissimo nelle aste online (e sullo stesso Amazon, che continua a venderne di usati), o come l’Onyx Boox M92 (anch’esso usato su Amazon, il medesimo usato da chi scrive) , entrambi non più in produzione.

Per il resto, è tutto inutile: sforzi progettuali sprecati, ingegnerizzazione sprecata, risorse sprecate. La sola caratteristica (col tempo, e solo per coloro che dopo un po’ ci prendessero gusto) che davvero potrebbe fare parecchia differenza, sarebbe la capacità di trattare bene e indifferentemente i più noti formati di documento, rendendo così indifferente caricarci all’interno un file di un ebook vero e proprio – quale che sia il formato – oppure file PDF, documenti di Microsoft Word, oppure di OpenOffice/LibreOffice e file di testo semplici.

Infine, sbaraccare interamente e definitivamente lo scenario da qualsiasi tentativo di applicare protezioni. Farlo significa che i più svelti (come chi scrive) si limitano a rimuovere la protezione, mentre i meno preparati, come già anticipato, fanno una sola cosa: spengono tutto, escono e vanno in libreria.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2067 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Caro Marco,
    ho letto con attenzione ed interesse. Oltre, ovviamente, all’ottima capacità comunicativa che ti distingue ho qualche perplessità sui contenuti.

    Ad esempio: l’elenco delle caratteristiche che ritieni ostative alla buona riuscita di diffusione e una dimenticanza (a mio parere) sulle caratteristiche comunque necessarie/utili.

    Mi spiego brevemente. L’elenco mi sembra solo una estensione di quanto hai giustamente evidenziato nella premessa (…lasciamo da parte chi …).
    Gran parte di ciò che descrivi sono solo paragoni “perdenti” rispetto alla versione cartacea, e non pure caratteristiche peculiari dello strumento elettronico. Tentativi mal percepiti di “copiare” e “migliorare” caratteristiche già esistenti presenti sui libri.

    In altre parole, vincono sempre, per diversi motivi, le varie “puzze” del libro. Compresi: crepitii, frusci, amarognolo sull’indice e via dicendo.

    Altra considerazione è forse una delle peculiarità dove il libro è ovviamente carente, e che meritava di essere in elenco nelle caratteristiche elettroniche minimali (…resto, è tutto inutile). Riguarda lo strumento di ricerca full-text. Strumento che credo un po tutti apprezziamo e riteniamo utile, anche in ambiti elettronici diversi da quelli dell’e-book.

    Solo un opinione, sicuramente, e senza nulla togliere alla valenza dell’articolo. Un saluto.
    AB

    • La Redazione scrive:

      Alessandro, ci mancherebbe: è il tuo parere e va accolto e rispettato, come qualsiasi altro. E concordo pienamente con te sull’omissione della ricerca full-text, che ho vistosamente (ed erroneamente) dato per scontata e che è, invece, un elemento importante.

      Tuttavia sono convinto che, per una “media” di lettori “incompetenti” (togliendo all’aggettivo qualsiasi connotato negativo), persino la mancanza di ricerca full-text sarebbe perdonata più facilmente che non la presenza di altri “orpelli” (vedasi ad esempio Adobe Digital Editions), che allontanano concettualmente l’ebook dal libro in maniera troppo evidente e repentina.

      Mi viene anche da pensare a una mia collega di università, che citava una lezione in cui si diceva: «gli editori non sono coloro che stampano i libri; quello lo fanno i tipografi… Gli editori sono coloro che raccolgono autori intorno a un marchio per poi diffonderne le idee. Domani potrebbe dunque anche scomparire la carta, ma gli editori continuerebbero ad esistere».

      Ecco, se produttori di ebook reader ed editori – anche quelli digitali – comprendessero più a fondo il senso di quel concetto, smetterebbero di preoccuparsi di accessori non richiesti e di protezioni, concentrandosi sul raccogliere “teste di qualità”.

      Ma anche qui – come per te – è il mio parere, di certo non la legge e non necessariamente la realtà.
      Un saluto e grazie per l’intervento.
      MVP

  2. Scheggia scrive:

    Voglio dare la mia opinione, da lettrice più che da intenditrice di tecnologia, perché non lo sono proprio.
    Ho un Kindle Paperwhite e questa è una premessa perché per me leggere su un dispositivo, significa usare questo, non un tablet o qualunque altro strumento con un’illuminazione che stanca facilmente.
    L’ebook non decolla, è vero, ma credo che non sia solo un problema di tecnologia o tradizione da parte dei lettori. Uno dei problemi dell’ebook è che non c’è quella convenienza che il lettore si aspetta: risparmiare pochi euro per una versione elettronica, che non è permesso toccare, spostare, prestare… è triste (è un termine molto semplice ma la sensazione che provo è proprio la tristezza).
    Non sono entrata nello specifico, non ho le competenze e le conoscenze adatte, ma credo ci siano situazioni nelle case editrici che non permettono di abbassare i costi, oltre al fatto che spesso non c’è neanche la copia ebook gratis a fronte dell’acquisto del cartaceo. Ma sono sicura sia un problema di accordi commerciali.
    Però, da lettrice sia di cartaceo che di ebook, non sono d’accordo su quanto dici riguardo alla tascabilità, perché i libri tascabili non esistono più (mi riferisco ai veri tascabili, i vecchi super pocket che ogni tanto tirano di nuovo fuori). Con i Kindle o qualsiasi Ebook reader c’è una comodità non indifferente per chi si sposta molto: in un solo dispositivo si fanno viaggiare molti libri, senza le distrazioni di un tablet o il peso dei volumi.
    Sulla questione della protezione, il problema principale è che già un autore guadagna poco, se poi andiamo a togliere quel senso di protezione che si ha nel pensare che l’opera non si possa scaricare o riprodurre altrove, credo si arriverà a toccare il fondo. Se adesso qualcuno ha remore di scaricare illegalmente i libri, dopo non avrebbero più freni e sarebbe degradante per chi scrive.

    Spero di aver capito bene cosa intendi, nel caso mi scuso ma come ho detto, ho dato la mia opinione più da lettrice che da esperta di tecnologia.

    • Cara Scheggia… apprezzo la tua posizione anche se la condivido solo in parte, ma questo riguarda solo me e non è “generalizzabile”. Vedi, ad esempio la “nostra” prof. di Comunicazione di Rete (ex Epistemologia dei Nuovi Media) Teresa Numerico ha appena pubblicato un libro con il prof. Fiormonte e la prof.ssa Tomasi (The Digital Humanist: A Critical Inquiry) e, come vedi, ha scelto di farlo in maniera a mio avviso intelligente. 21 dollari per la copia cartacea, donazione libera a partire da 5 dollari per l’ebook, che una volta scaricato è un normale PDF non protetto. Io l’ho acquistato donando 10 euro. Nel mio folle idealismo, se tu mi chiedessi di “prestartelo” io non potrei far altro che darti il PDF, che equivale a darti il libro integralmente. Ma mi aspetto anche – sempre nel mio folle idealismo – che qualora tu decida di salvare quel file nel tuo archivio di ebook ti colleghi a tua volta al sito e doni anche tu quel che ritieni giusto. Funzionerebbe perfettamente, senza arricchire Adobe Digital Editions e rendendo più semplice il fruire del libro su PC come su ebook reader. E’ questo che a me personalmente piacerebbe. Mi chiedo solo come fare in modo che diventi un modello abituale.

      Per quanto attiene la portabilità, è proprio per quello che molti “cascano” nella proposta commerciale e si prendono gli ebook reader piccoli, poi quando c’è da leggere un’opera impegnativa, scritta con caratteri piccoli, sono dolori.

      Sarebbe dunque utilissimo, a mio avviso, che vi fosse un dialogo e un dibattito costruttivo tra lettori “techie”, lettori “non-techie”, case editrici e produttori di ebook reader: solo così, forse, si addiverrebbe a soluzioni accattivanti, giustamente remunerative e comode per tutti. D’altra parte considera che moltissimi lettori “potenzialmente digitali”, quanto a preparazione tecnica, sono molto, ma molto più indietro di te e quando gli parli di “protezione” si spaventano e “fuggono”. Il che è un male, perché l’ebook costa molto meno anche all’editore, al contrario dell’edizione cartacea che presenta costi fisiologici non eludibili in alcun modo.

      Direi che sia bene, di quando in quando, trattare l’argomento e sentire i vari pareri, altrimenti il segmento non si perfezionerà mai e i due mercati – offerta e domanda di ebook + ebook reader – saranno sempre affetti da eccessive asimmetrie, che come ci ha insegnato la nostra prof. di Marketing alla triennale sono tra i peggiori ostacoli di un successo commerciale.

      Grazie comunque per il tuo intervento, graditissimo.
      Ciao
      MVP




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