USA, 30 milioni di dollari contro la pirateria

Una montagna di dollari: quello fotografato è un miliardo
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La Redazione
Di La Redazione
Pubblicato il: 16/12/2009
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Roma – Il governo degli Stati Uniti ha deciso di stanziare 30 milioni di dollari per finanziare nuovi mezzi e nuovo personale destinati a combattere la pirateria in Rete.

La decisione arriva, raccontano le cronache, dopo che il Congresso ha riferito del successo ottenuto con un’operazione contro la pirateria, battezzata Operation Holiday Hoax. Il finanziamento sarà suddiviso in 20 milioni per attrezzature e attività di prevenzione contro il crimine su Internet, 8 milioni per pagare nuovi agenti FBI destinati a occuparsi in esclusiva del settore e 2 milioni per supportare le spese del Dipartimento di Giustizia nei suoi processi contro i pirati della Rete.

Una novità che sta sollevando una certa attenzione, non tanto per gli scopi che si prefigge – che ormai non stupiscono più nessuno – quanto per la quantità di denaro, di certo non trascurabile.

30 milioni di dollari, osserva FreakBits, basterebbero per coprire le spese universitarie di 1500 studenti che non se le possono permettere. Sarebbero sufficienti per fornire una casa a 6mila senza tetto per un anno. Basterebbero per “sfamare 5,4 milioni di bambini affamati con un Happy Meal da McDonalds”. Se investiti sul piano economico, potrebbero generare 10mila posti di lavoro.

Invece – continua FreakBits - quel denaro sta per essere usato per aiutare un’industria che non sembra mostrare affatto di essere colpita da segnali di recessione. Dunque, i dollari delle tasse guadagnati duramente da milioni di lavoratori americani stanno per essere impiegati non per costruire strade o pagare i vigili del fuoco, ma per dare sussidio alla già ricchissima industria cinematografica e musicale.

Uno scenario, quello delineato da FreakBits, per alcuni aspetti preoccupante per la continua, ostinata cecità con cui i governi di tutto il mondo continuano a essere più che mai proni ai voleri delle major.

Ecco: questi sono argomenti da discutere nelle reti sociali, non il creare gruppi sovversivi che poi danno la ragione in mano proprio a coloro che giustificano tali pronazioni.

La Redazione

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