Toyota frena. E spera

Il vano motore della Prius, l'auto risultata più
Il vano motore della Prius, l'auto risultata più "affetta" dal problema delle accelerazioni indesiderate
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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 12/03/2010
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Roma – Occhi su Toyota, uno dei più attivi costruttori di autoveicoli ibridi del mondo. Che da tempo soffre di critiche per malfunzionamenti su alcune vetture, dove i pedali acceleratori restano incastrati e fanno procedere i veicoli fuori della volontà del guidatore, in alcuni casi causando incidenti. Ma Toyota ora ha premuto personalmente il pedale del freno: vuole montare lo “smart pedal”, il pedale intelligente, su tutti i veicoli. Era ora.

Non occorre, in questa sede, parlare in termini strettamente automobilistici: vi sono fior di siti specializzati che ne parlano e offrono informazioni dettagliate su programmi di richiamo, interventi in garanzia e altre argomentazioni correlate. Qui interessa di più l’aspetto tecnologico ed è proprio su quello che si vuol dare qualche cenno.

In buona sostanza, quale che sia la causa per cui l’autovettura accelera esattamente quando non deve, accade questo: il motore (elettrico, nota bene: nelle ibride la forza motrice è erogata da un motore elettrico) applica la sua forza alle ruote e fa avanzare il veicolo. In caso di pericolo, come accade in qualunque veicolo anche non ibrido, occorre azionare i freni ma è anche necessario che la forza motrice non entri in contrasto con l’azione frenante: se così non fosse ci si ritrova da un lato ad avere uno spazio d’arresto molto più lungo e, come effetto collaterale, a provocare danni al sistema propulsivo che, in assenza di adeguate protezioni, non riesce a trasformare l’energia elettrica in energia cinetica ed è costretto a dissiparla sotto forma di calore. In diversi casi, il calore prodotto sale a picco e, con un effetto chiamato effetto valanga, può autodistruggersi. Ma questo sarebbe il minimo: di fronte al pericolo di un impatto, l’importante è fermarsi.

Toyota sta dunque pensando di implementare un meccanismo che ha battezzato “smart pedal”, cioè pedale intelligente, sul pedale del freno. Il principio di funzionamento è semplice: se il sistema individua che il veicolo è in accelerazione – quale che sia la causa: pedale premuto volontariamente, “incastrato” dal tappetino o anche elettronica di comando impazzita – e il guidatore frena, il sistema toglie alimentazione al motore. In questo modo, pur non potendo sfruttare l’azione frenante a recupero energetico, l’arresto del veicolo può avvenire in spazi ragionevoli, come fosse un fermarsi del tutto normale e ben riuscito.

Va precisato che il pedale acceleratore (quello del freno non è da meno) di un’autoveicolo ibrido non ha nulla in comune con quello che, nell’accezione comune delle meccaniche automobilistiche, in passato era un semplice sistema di leve che agiva sulla valvola a farfalla del carburatore, né corrisponde al semplice azionamento di un comune reostato regolatore di corrente: l’acceleratore di un’ibrida agisce su decine di funzioni, dal consenso all’erogazione elettrica inviato alla centralina al dosaggio energetico tramite sensori (a volte ottici) e molte altre attività. La sua azione, quindi, è in realtà costituita da un complesso di azioni che debbono attuarsi tutte perfettamente all’unisono perché l’effetto sia quello desiderato.

Ciò che stupisce – nota: ne parla Technology Review – è che, almeno negli Stati Uniti, altre case più che ben note come BMW, Mercedes, Volkswagen e Nissan utilizzano lo “smart pedal” da anni: Toyota, invece, fa sapere la rivista del MIT, racconta che “lo smart pedal era in programma per essere incluso nei veicoli in futuro”, dice Brian Lyons, safety manager della casa.

L’intenzione, a quel che si apprende dalla rivista, adesso è quella di installare in ogni caso questo sistema. Per gli USA entro l’anno e, globalmente, entro il 2011. Nel frattempo, Sean Kane di Safety Research suggerisce di imparare ad agire immediatamente anche sul selettore delle funzioni, presente sulle ibride: commutare su NEUTRAL (il corrispondente della posizione folle) e frenare normalmente. In pratica, si tratta di emulare manualmente la funzione dello smart pedal, che a questo punto non si comprende perché la celebre casa, ammesso lo abbia avuto “pronto”, lo abbia tenuto ancora “nel cassetto”.

Marco Valerio Principato

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