MySpace, non va meglio di Facebook. C’è qualche problema

The New Blog Times

EMAIL EMAIL

Link nativo LINK BREVE

PDF/StampaPDF/STAMPA

Link visti"172

Sara Polizzi Anderson
Di
Pubblicato il: 09/02/2009
Commenti Commenta | Permalink

Social networking, che tra i propri pregi ha quello di essere gratuito. Durerà? Non è dato saperlo: alcuni hanno già dolori alle ossa

Londra – Non è solo Facebook ad affrontare, sia pure con qualche dolore in meno, il periodo di crisi: c’è anche MySpace, dove le cose non stanno andando proprio come si vorrebbe, nonostante i tentativi di migliorare le sostanze. La stampa italiana sta avvertendo che il Web gratis vacilla e sembra proprio un’avvisaglia destinata a trasformarsi in realtà, lo mettono in programma anche strutture grandi come il New York Times.

Da molto gli osservatori stanno tenendo d’occhio i due social network più “in” del momento e MySpace, nelle ultime rilevazioni, sembra aver subito flessioni leggermente più ampie di quanto previsto, specialmente in tema di revenue derivate dalla pubblicità. E se è vero che la gratuità è apprezzata, altrettanto vero è che ha un costo, e sono semplicemente altri a pagarlo.

J.P. Morgan, tra le più importanti agenzie di consulenza e analisi finanziaria, individua alcune possibili soluzioni nel cambio di scenario sulle formule pubblicitarie: nello specifico settore, l’agenzia sostiene che le online communities debbano rivolgersi a fonti diverse dal semplice “display” per ottenere flusso di cassa.

Poche, secondo J.P. Morgan, sono le aree a cui rivolgersi: maggiore impiego di pubblicità a «costo per azione» (l’inserzionista paga in funzione dell’azione compiuta dal visitatore, diverso per semplice visita, registrazione al sito, acquisto, ecc.), vendita di “oggetti virtuali”, partnership con siti di classifiche, di e-commerce o, infine, richiesta di un costo per abbonamenti “premium”, come peraltro già fanno LinkedIn e Classmates.

D’altra parte i terremoti finanziari di questa (funesta?) fase dell’economia mondiale si fanno sentire ovunque: persino News Corp., il gigante dell’informazione di Rupert Murdoch, è in calo di 6,4 miliardi di dollari e la cifra ha fatto a sua volta sussultare Dow Jones.

Non rimane che augurarsi l’arrivo di qualche idea brillante, molto brillante. Per non rischiare di tornare ai vecchi… forum.

Sara Polizzi Anderson


Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.