Facebook vuole, anzi, vorrebbe battere moneta?

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Fred James Ferreri
Di Fred James Ferreri
Pubblicato il: 30/03/2009
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Boston – Alla fine della scorsa settimana stampa e media, sia in Italia che negli States, si sono affannati a divulgare la notizia dell’intenzione di Facebook di «battere moneta». Una prospettiva che non può non ricordare il dollaro virtuale più famoso del mondo, quello di Second Life.

Cercando LINDEN DOLLAR si ottengono prima di tutto annunci sponsorizzati

Cercando LINDEN DOLLAR si ottengono prima di tutto annunci sponsorizzati

Battere moneta virtuale non è affatto un’idea nuova: qualunque ricerca basata sui termini Linden Dollar produce, oltre ai normali risultati, anche fior di link sponsorizzati (vedi figura). L’idea, dunque, potrebbe sembrare produttiva, vista l’abbondante «speculazione» che è possibile farci, pur restando in ampi margini di legittimità.

Chi ha letto l’annuncio in lingua, tuttavia, avrà anche notato che esso contiene un’immagine molto simile a quella di cui si è già fatto uso in passato, spiegando che Facebook aveva adottato il sistema dei micropagamenti. Questi ultimi, se ci si riflette con attenzione, sono già una forma di moneta virtuale, e neanche nuova, perché trasformano la valuta corrente in «punti» e non c’è modo di ritrasformare tali punti in valuta, bensì solo in corrispondenti acquisti.

Gareth Davis di Facebook

Gareth Davis di Facebook

Nell’annuncio va anche notato il largo impiego del condizionale. Si tratta, dunque, di pure ipotesi e Gareth Davis, nel parlarne in occasione della Gamesbeat Conference di San Francisco, lo ha chiarito ampiamente, così come ha sottolineato proprio la stretta correlazione con il sistema dei micropagamenti, di cui sarebbe la naturale evoluzione.

Ciò che è sfuggito alla maggior parte dei media è proprio l’aspetto meramente organizzativo del lato economico: Davis ha spiegato che un ecosistema di moneta e pagamento virtuali è in itinere da almeno due anni all’interno di Facebook e gli sviluppatori che già ne traggono profitto sono quelli che si avvalgono di servizi esterni, quali Offerpal, Super Rewards e simili, oppure di sistemi consolidati come quelli di Paypal, Amazon o Google.

Pur essendo un’opportunità enorme, costruire in proprio un sistema del genere non è affatto semplice né economico, dunque dipenderà in massima parte da come verrebbe implementato e dal riscontro che si ritiene possa avere, sia sull’utenza che sul fatturato. Per questo Davis conclude, con estrema schiettezza, che le cose andranno nella direzione che si dimostrerà più redditizia per la user base di ogni applicazione.

Si potrebbe concludere che, alla luce delle difficoltà implementative di un sistema autonomo di moneta virtuale, si farebbe prima a stringere opportuni accordi di partnership a carattere continuativo con opportuni e selezionati player del settore già esistenti.

Non va infine trascurato lo scenario alle spalle di simili iniziative: Facebook ha oggi un numero di utenti tale da poterlo numericamente considerare una vera e propria nazione, e anche piuttosto grandina. Una sua crescita, stanti le cifre, comincia a significare il mettere in movimento cifre non più trascurabili, con tutto ciò che ne deriva, non solo per crescere ma anche per fronteggiare gli inevitabili indebitamenti conseguenti al proprio sviluppo.

Fred J. Ferreri

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