Microsoft e Yahoo! ringhiano, vogliono azzannare Google
Roma – L’accordo torna alla ribalta: Carol Bartz, nuovo amministratore delegato di Yahoo! e Steve Ballmer, paron di casa Microsoft, si danno di gomito, ricerca dall’uno e pubblicità dall’altro, per (ri)tentare di assestare qualche morso ai polpacci di Google e fargli ricordare che esistono anche loro.
L’aria prefestiva dello scorso weekend non ha infatti impedito ai due di sedersi a un tavolo e accendere una candelina tirar fuori le carte per parlare, ancora una volta, di pubblicità. La ruggine nel campo, tra i due competitor, non è affatto nuova: tutto è cominciato lo scorso anno, con un dichiarato interesse di fusione e collaborazione dove – più che altro – era Microsoft ad offrire cash per acquistarsi Yahoo!. Ma l’importo è inizialmente risultato troppo contenuto agli occhi di Yahoo!, che dopo un ultimatum lanciato da Redmond, ha lasciato insabbiare la vicenda pur continuando Microsoft ad investire nella ricerca in rete, in una disperata rincorsa sul terreno dominato da BigG.

Matrimonio d'affari tra Steve Ballmer e Carol Bartz?
Ora c’è di nuovo qualche sguardo complice tra i due dirigenti: l’idea è di creare un pool, in cui vi sia una partnership per effetto della quale Microsoft venderebbe annunci sulle ricerche per Yahoo!, mentre quest’ultima venderebbe annunci pubblicitari sulle proprietà Microsoft, ha spiegato una fonte anonima che ha assistito all’incontro.
Tutto è ancora in early stage, se ne sta appena parlando ora, dunque non è affatto detto che ne scaturisca un accordo. Per di più, come spiegano da Dow Jones, a volte basta una toolbar ben distribuita da costruttori come HP e Acer in accordo con Google per minacciare seriamente il parco clienti di Yahoo! nell’arco dei prossimi 18-24 mesi.
Microsoft, peraltro, sta sviluppando strenuamente il suo motore di ricerca, la nuova versione battezzata “Kumo”: i risultati dei lavori sono attesi per quest’estate ma a Redmond, pur essendo consapevoli della qualità dei loro sforzi, sanno perfettamente che questo non risolverà il problema della supremazia di Google: la base utenti di cui dispone BigG è molto, troppo più grande di quella Microsoft nel campo delle ricerche e, da sola, Microsoft difficilmente potrà sfidarne la consistenza.
Dunque, non più una fusione ma un accordo, un matrimonio d’affari che potrebbe rivelarsi molto più minaccioso e insidioso della singola competition. Non certo in grado di tener testa a Google ma, almeno, di essere il «numero due».
Marco Valerio Principato




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