LinkedIn & Twitter, una partnership che richiede moderazione

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Dario Bonacina
Di Dario Bonacina
Pubblicato il: 12/11/2009
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Milano – La partnership annunciata lunedì scorso tra LinkedIn e Twitter potrebbe essere considerata la notizia della settimana, almeno per quanto riguarda i mondi del professional social network e del microblogging. Le due piattaforme, ora unite, permettono a chi è utente di entrambe di accedere ai propri account e gestirne gli aggiornamenti in modo trasversale, ma è bene utilizzare opportunamente questa possibilità, per non rischiare conseguenze indesiderate.

Per capire quali è bene chiarirsi le idee. In virtù di questo legame, l’utente LinkedIn è abilitato a postare su Twitter i propri aggiornamenti, così come può integrare le informazioni professionali con i propri tweets. “Ampliando la propria platea”, per dirla con le parole di Allen Blue (vice-presidente e co-fondatore di Twitter), che non ha esitato a sottolineare come Twitter intenda “sfruttare l’identità di LinkedIn” per assicurare “maggiore credibilità e successo ai post professionali degli utenti di Twitter”.

Sebbene l’integrazione possa portare indubbi vantaggi (soprattutto alle due aziende, che possono così beneficiare di un bacino di utenza allargato per fronteggiare la leadership di Facebook), è opportuno sfruttare questa possibilità con moderazione e cautela poiché, è bene ricordarlo, si tratta di due servizi nati con target ben diversi: Twitter è una piattaforma informale di microblogging, basata sulla diffusione di brevi messaggi (da non più di 140 caratteri) che si prestano ai più disparati utilizzi, mentre LinkedIn è un social network di carattere professionale.

Le possibilità offerte all’utente sono dunque tre: diffondere i propri cinguettii attraverso lo status di LinkedIn, rigirare gli status update da LinkedIn a Twitter, o condividere gli aggiornamenti di entrambi. E proprio a questo proposito va subito detto che far entrare in LinkedIn ogni tweet sparato in Rete attraverso il cellulare o il PC non è la scelta più oculata di questo mondo, per motivi intuibili, ma che a qualcuno potrebbero sfuggire.

Ad esempio: condividere via Twitter un update di LinkedIn in cui si parla di una recente promozione, di fatto, è una scelta innocua e, tutt’al più, può far aumentare l’ingresso di messaggi di congratulazioni, con conseguenti canoniche richieste su quando l’utente offrirà da bere per festeggiare il buon risultato. Molto meno innocua sarebbe la magra figura per aver condiviso su LinkedIn – e quindi nella sfera professionale – i messaggi scambiati con gli amici per commentare i bagordi, la sonora sbronza e ogni nefasta conseguenza dei festeggiamenti di quella stessa promozione.

La condivisione incontrollata di messaggi può far incorrere in incidenti di poco conto quando non si ha nulla da nascondere ad alcuno, ma anche in danni difficilmente riparabili quando i rapporti personali e lavorativi sono in equilibrio precario. Un utente imprudente potrebbe inoltre avere la pessima idea di twittare i propri amici con commenti poco lusinghieri sul proprio datore di lavoro o su un collega che figura tra i contatti presenti nel proprio account LinkedIn: parole che non avrebbero alcun riflesso se rimanessero nell’ambito della sfera privata, ma che così invaderebbero anche quella professionale, con un seguito che potrebbe essere foriero di guai.

Più in generale, è molto rischioso mixare sul web la vita privata con quella lavorativa, ma questo esula dall’integrazione tra LinkedIn e Twitter e rientra invece in una questione di onestà e di  buon senso: ne sa qualcosa l’inglese Tom Stones che, datosi malato durante un giorno lavorativo, aveva poi rivelato su Facebook di essersi andato a divertire in quella stessa data. La notizia era poi arrivata alla scrivania del suo principale, che lo aveva punito.

Come ha osservato Ian Paul su PcWorld, è quindi consigliabile – anziché optare per la condivisione integrale di tweets ed update – avvalersi della possibilità di scegliere quali messaggi condividere in entrambi i network, dal momento che LinkedIn è nato per mantenere contatti legati alla sfera professionale, con colleghi o conoscenze formali con cui non sempre è opportuno condividere messaggi di altro tipo, senza trascurare il fatto che la rete di contatti può anche favorire passaggi di carriera. Per il medesimo motivo, infine, è caldamente consigliato astenersi dal mostrare sulla propria pagina LinkedIn il display con la propria timeline di Twitter.

Attenzione, dunque, a ciò che si condivide e alle persone con cui ciò viene condiviso: il gioco di mettere a rischio la propria privacy, a volte, non vale la candela.

Dario Bonacina

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  1. [...] tutti i cinguettii che pensate di sparare in Rete, pensateci bene: come ho scritto oggi su The New Blog Times, il gioco di mettere a rischio la propria privacy, a volte, non vale la candela. Pubblicato in [...]