WhatsApp, l’unica App dotata di chiamata vocale?

La «supposta» chiamata vocale in WhatsApp
La «supposta» chiamata vocale in WhatsApp
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 04/02/2015
Commenti Commenta | Permalink

Sembra che l’unica possibilità di effettuare chiamate vocali tramite smartphone sia quella di WhatsApp. Ma nessuno si è accorto di nulla?

È incredibile quanto sia abbindolabile il grande pubblico. Da un paio di giorni non si parla d’altro: WhatsApp avrebbe abilitato la chiamata vocale per alcuni utenti a carattere sperimentale, prima del lancio ufficiale. Del quale, sul blog ufficiale di WhatsApp, non vi è traccia alcuna, dunque una notizia non verificata inizialmente proveniente dal blog UberGizmo che, però, continua ad attestarsi tra le più lette. Da notare che il primo segnale sarebbe venuto da un utente Reddit, i cui post stranamente sono stati cancellati.

Nessuno può negare che, almeno limitatamente alla lettura, l’interesse ci sia: se Google News piazza quella notizia per prima (vedi immagine in colonna a sinistra: chi naviga da mobile chieda la versione PC della pagina e metta lo smartphone in orizzontale), non lo fa perché la ritiene importante, ma perché è quella che genera più click, dunque inutile nascondersi dietro a un vetro.

Allora, andiamo al concreto. Prima di tutto, le molteplici indicazioni in circolazione per abilitare subito la chiamata vocale – anche se non si è parte di quel “gruppo ristretto” – richiedono una pesante manomissione al proprio smartphone, chiamata “rooting”. Un’operazione che la stragrande maggioranza degli utilizzatori non è assolutamente in grado né di compiere, né di comprenderne la portata e, in certo qual modo, la pericolosità. E, naturalmente, ammesso che la chiamata vocale esista davvero e possa operare.

Poi, in un’epoca in cui la comunicazione mediata da computer sembra quasi aver preso il sopravvento su quella interpersonale diretta, in una fase in cui WhatsApp – non certo per proprio merito ma per la generale idiozia pubblica – è assurto al ruolo di antonomasia dell’Instant Messaging, ci troviamo di fronte all’assurdo dell’assoluta predilezione per un sistema che non solo è il meno rispettoso di tutti in tema di privacy, ma è anche quello con il minor numero di funzioni rispetto ad altri sistemi ben più evoluti.

WhatsApp ha recentemente «abilitato la funzione messaggi anche dal PC», dice l’Ansa. Bugia (in buona fede): WhatsApp ha solo creato un’estensione per Google Chrome che consente di interagire con il proprio servizio ma a condizione che WhatsApp sul proprio smartphone sia in funzione. Non è, dunque, usabile per conto proprio: dipende, in maniera stretta e indissolubile, dallo smartphone.

Se davvero si desidera gestire l’Instant Messaging del proprio account da PC, c’è di molto meglio: c’è Viber, che mette a disposizione un vero programma, sia per PC (Windows e Linux!) che per Mac, con cui si interagisce con i propri corrispondenti dal computer, indipendentemente dallo stato dello smartphone che non solo può essere spento, ma addirittura le conversazioni possono essere deviate da PC a smartphone e viceversa in tempo reale. Naturalmente, chiamate vocali e video comprese, che Viber mette a disposizione da anni e con una qualità ben superiore a quella telefonica, banda Internet permettendo.

Se quel che interessa è qualcosa di meno articolato – ma più intrigante – c’è sempre il famoso BBM, che ormai da oltre un anno esiste per tutte le piattaforme (Android, iOS, Windows Phone e, naturalmente, BlackBerry), e che permette da tempo di effettuare chiamate vocali via Wi-Fi o via “Giga” del proprio piano, (senza consumare troppo traffico: è molto “parco” nel consumo dati). Dispone, tra l’altro, di diverse funzioni in più rispetto a WhatsApp e le svolge in maniera molto più intuitiva e funzionale.

Però no, niente da fare: se non è WhatsApp, non è instant messaging. Eppure a cambiare App non ci vuole mica tanto… lo stesso tempo, forse meno, di quello necessario a installare altre scemenze come i vari Candy Crush della situazione.

Poi dicono che esagero quando scrivo che l’italiano medio è un idiota della peggiore specie. Invece è vero perché, oltre a esserlo, ha anche la prosopopea di pensare di non esserlo.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.

*