Cellulari? Netbook? Tra 10 anni via tutto: si indosseranno
Tra dieci anni, per navigare in Internet e ottenere informazioni in mobilità, non serviranno più cellulari, smartphone o netbook. Basterà indossare l’interfaccia per accedere al web. Sempre che non venga impiantata nel corpo dell’utente
Milano – L’evoluzione tecnologica porta a rimpicciolire – e rendere sempre più portatili - i dispositivi elettronici. Lo dimostra la disponibilità sul mercato di smartphone sempre più simili a computer e netbook sempre più vicini a smartphone super-performanti. Ma che futuro avranno questi dispositivi tra dieci anni? Semplicissimo: spariranno. Anzi, le loro dimensioni si ridurranno al punto da poter essere indossati, integrati nei capi di vestiario.
Non sarà più necessario ricorrere a taschini, marsupi e altri repository: l’uomo si potrà realmente dotare di device indossabili. Gli indizi che la direzione sia questa esistono già: un esempio è Sixth Sense, un proiettorino di ridotte dimensioni dotato di videocamera, presentato alcuni mesi fa nella splendida cornice del TED. Può essere indossato semplicemente mettendolo al collo: l’utente lo può puntare su un oggetto, il dispositivo lo “rileva” tramite la videocamera e proietta su di esso – in tempo reale – una serie di dati utili ottenuti da Internet. L’oggetto rilevato può anche essere un testo: il proiettore cerca su Internet altri testi o contenuti multimediali collegati e li propone.
Sixth Sense, un concept dal costo complessivo di 350 dollari (meno di un iPhone con piano ricaricabile) realizzato dal Fluid Interfaces Lab guidato da Pattie Maes, non è solo un proiettore “evoluto”: è un vero e proprio sistema, dotato della possibilità di collegarsi ad Internet, che prevede evidentemente un sistema di connettività (e infatti il dispositivo deve essere integrato con uno smartphone), l’utilizzo uno specchio e di ditali colorati.
Con la galoppante tecnologia che caratterizza il mondo dell’elettronica e delle telecomunicazioni, nel giro di dieci anni questa integrazione di accessori potrà trovare una sintesi evoluta in un unico dispositivo, non pià grande di un orologio da polso. Ma se l’evoluzione dovesse rivelarsi più rapida, si potrebbe pensare di inserirlo con un impianto bioelettronico.
Si tratterà verosimilmente, secondo quanto scrive ReadWriteWeb, dell’evoluzione degli attuali dispositivi portatili: oggi, osserva Pattie Maes, uno smartphone non è in grado di dare all’utente un accesso agevole ad informazioni importanti e necessita ancora dell’intervento di un utente per qualsiasi operazione. Anche il Web, inteso come risorsa e fonte di dati e informazioni, implica una serie di operazioni manuali e comandate da un utente. Ma entro una decina d’anni – aggiunge la Maes – le cose cambieranno e l’utente stesso potrà avere in se’ l’interfaccia per sfruttare il web e sarà come essere parte integrante di una sorta di Microsoft surface.
E vedere il mondo con gli occhi di Internet potrebbe essere la cosa più normale di questo mondo.
Dario Bonacina





































