Se lo specchietto retrovisore sfodera un PopUp

La visione futuristica dei display in auto di Light Blue Optics
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 19/10/2009
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Perché limitarsi a riflettere delle immagini, se lo specchietto retrovisore può offrire molto di più? Questa l’idea di Light Blue Optics, che sta sviluppando uno specchietto particolarissimo, capace di sostituire quelli normali, basato su tecnica olografica

Roma – Non importa se è interno, quello applicato in alto al centro del parabrezza, o se si tratta degli specchietti laterali esterni. Basta con il semplice specchio, quando la sua superficie, oltre a far da specchio, può anche trasmettere informazioni utili alla sicurezza di chi guida e degli altri automobilisti: sta uscendo allo scoperto lo specchietto retrovisore olografico, a cura di Light Blue Optics.

A differenza di un semplice display, di cui alcuni automezzi sono dotati (specie quelli pesanti), che consente la visione della parte posteriore grazie ad una telecamera, questi specchietti – detti Head Up Display o HUD – sono comunque dei normali specchi ma in più, grazie alla tecnica olografica, possono sovrimporre all’immagine riflessa tutta una serie di informazioni. Ma finora hanno avuto il difetto di essere ingombranti, dunque non idonei ad assumere la sagoma e le dimensioni di un normale specchietto retrovisore.

Quello sviluppato da Light Blue Optics, invece, grazie alla tecnica olografica riesce a rimpicciolirsi al punto da poter entrare tranquillamente al posto di un normale retrovisore. “Riusciamo a rendere un HUD talmente piccolo da poterlo inserire sia in un retrovisore centrale che in uno specchietto laterale da portiera”, racconta a Technology Review Edward Buckley, direttore della divisione sviluppo business dell’azienda.

Gli attuali HUD, infatti, richiedono degli array abbastanza ingombranti a cristalli liquidi e le relative ottiche per generare immagini, spiega il dirigente. “In una BMW Serie 5, le dimensioni sono di circa 5 litri di spazio, ma ora riusciamo a ridurre tale ingombro a circa un decimo. Questo significa che si potrà presto iniziare ad inserire questi display dove prima era impensabile”.

C’è già molto interesse in alcuni giganti del mondo dell’automobile per questa novità: la rivista del MIT ha infatti citato Mark Larry, che si occupa dello stesso argomento in Ford, azienda che ha già dimostrato molta apertura sulle nuove tecnologie per il mondo dell’auto: i più attenti ricorderanno il computer da cruscotto che Ford ha diffuso qualche tempo fa, purtroppo non destinato all’Italia. Ma oltre a Ford, anche General Motors – nella persona di Steven Stringfellow, specialista nel settore – ritiene che “una volta che si dovesse provare un’autovettura dotata di un simile sistema, non si vorrebbe più guidarne nessuna che ne sia sprovvista”.

In Europa, nel campo si sta cimentando Holoeye, azienda tedesca che sta analizzando la capacità di calcolo in più necessaria a compensare le aberrazioni degli specchi non lineari.

Ci vorrà ancora, a detta degli sviluppatori, abbastanza tempo prima che possano vedersi vetture di serie dotate di questo sistema: ci si attende intorno ai quattro anni. Nel frattempo, i dettagli del nuovo sistema di Light Blue Optics sono stati presentati presso il SID Vehicles and Photons 2009, un’occasione creata proprio per parlare in modo dettagliato e specialistico di display veicolari, qualunque sia il loro scopo.

Per saperne di più sugli aspetti progettuali e funzionali della tecnica di proiezione olografica concepita dall’azienda, è possibile consultare la relativa documentazione (PDF).

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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