Piccoli display da polso crescono

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La Redazione
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Pubblicato il: 19/10/2010
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Grazie alla spinta alla ricerca proveniente dall’ambiente militare, alcuni nuovi display flessibili in tecnologia OLED cercano di superare i limiti di quella tecnologia. Con notevoli promesse

Roma – L’interesse a spingere la ricerca, come spesso avviene nelle sue fasi iniziali, viene dall’esercito statunitense. Quest’ultimo ha infatti appena potuto sperimentare alcuni nuovi display flessibili da polso, costruiti in modo da rispondere a specifiche prettamente militari. Tali prototipi sono destinati a spianare la strada per una commercializzazione di più vasta scala, tipicamente “civile”.

Si tratta di display a colori in tecnologia OLED: tali, dunque, da non assorbire molta energia. I prototipi sono stati realizzati grazie agli sforzi congiunti di diverse realtà: Universal Display di Ewing, New Jersey, ha prodotto i materiali efficienti per la costruzione degli OLED. L’elettronica di governo, invece, è stata prodotta da LG Display, con sede Seoul (Sud Corea). Il progetto nel suo complesso l0 ha concepito L-3 Display Systems di Alpharetta (Georgia).

Uno dei prototipi di display flessibili a specifiche militari (photo credit: Technology Review)

Uno dei prototipi di display flessibili a specifiche militari (photo credit: Technology Review)

Il risultato è un display da 4,3 pollici, assolutamente flessibile, leggero, vivido nei colori e, per di più, rispondente alle specifiche militari che, solitamente, prevedono criteri di resistenza e affidabilità assolutamente oltre quelli necessari per il normale “impiego civile”.

Le demo a cui ha potuto assistere l’esercito statunitense hanno permesso di mostrare ai militari dei video in tempo reale in streaming, trasmessi da uno dei tanti droni di cui le forze armate dispongono.

“Questi prototipi non rappresentano chissà quale progresso nel settore, ma dimostrano il superamento di problemi su vari fronti”, ha detto Janice Mahon, VP sviluppo tecnologie di Universal Display. L’evoluzione, infatti, c’è stata proprio laddove la tecnologia OLED ha alcuni punti deboli, ossia i materiali che costituiscono i diodi OLED stessi, l’elettronica che li controlla, l’integrazione e il packaging dell’apparecchio “finito”.

Ci sono stati – grazie a questi specifici progressi – incrementi sulla resa, che passa dal 25 per cento a un’efficienza (teorica) del 100 per cento, pur senza pesare sui consumi energetici. Con l’occasione, si è provato a sviluppare l’elettronica di controllo su un foglio di acciaio inossidabile anziché su vetro, con il risultato di maggiore robustezza e stabilità.

A proposito di quest’ultima, grazie alla startup canadese Ignis Innovation, è in test un software grazie al quale la vita del singolo pixel si allunga: uno dei problemi degli OLED è proprio l’usura, se un pixel rimane molto tempo acceso rispetto ad altri, diventa instabile e può guastarsi. Il software in questione si accerta che nessun pixel sia sproporzionatamente più usato di altri e governa il display in modo da limitarne i rischi di guasto parziale ai singoli pixel.

Molte aziende, peraltro, sino a oggi hanno prodotto display flessibili OLED ma senza superare proprio quelle sfide che ora, con questi prototipi, vengono concretamente affrontate. Dunque, proprio grazie a questi virtuosismi tecnologici sospinti dalle richieste militari, il giorno in cui il display flessibile tanto caro alla sci-fi diventerà realtà si sta avvicinando a passi da gigante.

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