Stampante 3D Origo, il sogno dei ragazzini?
Una foto ritratta a TEDxKids
Per ora è ancora allo stadio di prototipo, i prezzi sono ancora proibitivi, ma l’azienda si dichiara convinta di riuscirci: far sognare a un bimbo un giocattolo, disegnarlo su PC e… stamparlo, subito
Roma – Nel corso del TEDzKids di Bruxelles, tenutosi lo scorso 1 giugno, è emersa una novità che ha destato l’interesse di molti bambini e che ora, grazie a quell’evento, sta prendendo sempre più corpo: una stampante tridimensionale a basso costo, utilizzabile dai bambini da dieci anni in su e capace, con l’impiego di un apposito programma per computer, di “stampare” giocattoli secondo la fantasia dei ragazzi in totale autonomia.
Il suo nome è “Origo, la stampante 3D per mamma, papà e tutta la famiglia”, recita il tag ”title” del sito di Origo. Non è concepita come una qualunque stampante 3D: sia nei materiali non tossici che la compongono, sia nelle accortezze progettuali, sia nell’impiego è progettata specificamente per essere utilizzata dai ragazzini.
Il filmato promozionale in fondo, comunque esplicativo, illustra l’intera dinamica di utilizzo del prodotto. Ma a un genitore, oltre al sognare di poter fare felice la prole con uno strumento del genere, viene subito in mente quale sarà la spesa da sostenere.
Per il momento, trattandosi di un prototipo, la somma necessaria è ancora elevata: la stampante di per sé costerebbe circa 800 dollari e il materiale per “stampare” costerebbe altrettanto caro, oscillando tra i 40 e i 400 dollari al chilo.
Tuttavia, l’azienda ha avviato praticamente da subito una fase di perfezionamento del progetto accurata e approfondita, tanto nel costo che nella distribuzione, come è stato rivelato a SingularityHub.com.
Si è data da fare per interagire col pubblico tanto attraverso Twitter che via Facebook, ricavandone preziosi feedback e orientando di conseguenza la propria attività. Dovrebbe vedersi qualcosa di concreto posizionabile sul mercato nell’arco di circa 18 mesi, secondo quanto racconta SingularityHub.com.
D’altra parte il ricorso a soluzioni di stampa 3D alternativa, pur non mancando i modelli, è ancora più costoso ed è, per svariati ordini di ragioni, poco proponibile per l’uso da parte di bambini e ragazzi in età pre-adolescenziale.
L’azienda prevede l’impiego di 3Dtin, un software semplificato grazie al quale i ragazzi possono disegnare sul video il giocattolo che sognano in quel momento. Quindi, il “progetto” viene inviato alla stampante via USB o via wireless e questa, nell’arco di pochi minuti per oggetti semplici o di una-due ore per oggetti complessi, li sforna.
Dietro a tutta l’iniziativa ci sono Artur Tchoukanov e Joris Peels, i due artefici. A Tchoukanov è venuta in mente l’idea sin dai tempi della sua tesi universitaria, che l’ha portato a mettere pian piano assieme tutti i pezzi di un complesso puzzle dal quale è poi scaturito il progetto complessivo.
Naturalmente è difficile prevedere se questo progetto riuscirà a decollare: tra le prime sfide che l’azienda dovrà superare c’è proprio quella dei costi, tanto dell’oggetto finito che del “materiale di consumo”. Su entrambi, tuttavia, secondo quanto raccontato a SingularityHub.com, dovrebbe esservi la concreta possibilità – con le economie di scala, la grande produzione e un accorto metodo di vendita diretta – di raggiungere prezzi molto più abbordabili.



































