Chromebit, il «throwaway» computing

Le Chromebit, prodotte da Asus.
Le Chromebit, prodotte da Asus.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 02/04/2015
Commenti 2 commenti | Permalink

Se il computer non ce lo avete e non lo volete, ci pensa Google: con questa nuova «chiavetta» praticamente si ha un Chromebook. Da collegare al TV.

Roma – Così le chiama Larry Dignan su ZDnet: «throwaway computing», con neppure troppo velata ironia. Una sorta di “elaborazione dati usa e getta” che poi, del computer non ha più niente: si tratta di una chiavetta un po’ più grossa nella quale, per farla breve, c’è un Chromebook la cui uscita video e audio è sotto forma di connettore HDMI.

Usa e getta, certo, perché costerà meno di cento dollari, quando uscirà questa estate. Lo scopo? Trasformare qualsiasi TV in un Chromebook, appunto. Da gestire con tastiera, mouse e altre periferiche Bluetooth e da rifornire di connettività via Wi-Fi.

Della serie: proprio non vi va di comprare un computer? Ve lo infilo io nel televisore di casa, senza fatica e senza rimpianti. E seppure vostro figlio dovesse farla volare in salotto per giocarci non sarà un grosso problema (economico), dice ZDNet: per meno di 100 dollari ve la ricomprereste senza troppe remore.

Cosa ci si fa? Quel che ci si fa con un Chromebook: sostanzialmente si usa Google e i suoi servizi, memorizzando eventuali dati nella cloud di Google, ossia su Google Drive. Quindi si usano anche YouTube, si naviga e si scorrazza in rete (c’è Chrome, ovviamente).

Il tutto sotto l’occhio vigile di Google, che naturalmente avrà pensato di prevedere una procedura di installazione a confini stretti, un po’ come Android, che costringerà l’utenza a registrarsi sul gigante del Web, creare – se già non ce l’ha – un’utenza e svolgere tutte le attività in modalità autenticata.

Nessuno ci pensa, ma un oggetto del genere è per Google uno strumento di acquisizione di informazioni di potenza enorme, anche per attività non connesse con l’uso di Internet e di Google. Per esempio, Google può sapere quando e per quanto tempo il televisore è acceso e notare che, pur acceso, la sua Chromebit magari non è in uso.

Ancora non può sapere anche quale programma è in visione (la presa HDMI non lo permette), ma è già tanto: può dire, per esempio, alle case costruttrici quali modelli dei loro TV sono realmente più diffusi, quanto vengono usati, a che ora, quante volte al giorno e in quali periodi.

Se poi la Chromebit è in uso, be’… a quel punto non si muove foglia che Google non voglia: sa tutto.

Un altro passo verso il tracciamento globale, non c’è che dire. Con tutte le informazioni che ne ricaverà, Google potrebbe addirittura darla via gratis, il costo sarebbe nulla in confronto al valore delle informazioni acquisite. E naturalmente nessuno dirà niente, tutti saranno contenti, Marco Valerio Principato è esagerato, Google è bravo.

Continiuamo, continuiamo pure così, che tra poco sarà il cervello a essere stato «thrown away».


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Giusto scrive:

    Scambio equo.

    Tu(azienda) saprai tutto di me: quanto userò il pc, con quale tv, a che ora, in che periodo, con quale azienda ho la connessione, a quale velocità viaggio, ecc………

    Io(acquirente) : avrò GRATIS il tuo prodotto.

    Alternativa: io pagherò il pc e le mie informazioni le avrai se io voglio!

    • Caro Giusto,

      sono pienamente d’accordo. Per arrivare a questo, però, ci vuole un livello culturale un po’ sopra la media… cosa non poi così comune.

      Grazie per l’intervento.
      Saluti
      MVP




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