Computer portatili: cara batteria, ma quanto mi duri?

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 24/07/2009
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Roma – Batterie dei computer portatili: ancora oggi un tasto spesso dolente. Ancora oggi serbatoi di energia preziosissimi, da centellinare accuratamente se non si vuole essere piantati in asso nel bel mezzo dei momenti in cui l’amato compagno di lavoro nomade serve di più. “Eppure nelle caratteristiche c’era scritto che durava tanto, perché mi molla in questo modo poco urbano e repentino?”, questa la domanda che ancora adesso si fanno in molti. La risposta c’è, ma non è semplicissima.

Prima di tutto, occorre tenere sempre ben presente che un notebook o, comunque, un computer portatile non è costituito solo dal… computer. Ci sono intorno mille altre diavolerie: dal BlueTooth al WiFi, dal display LCD (una vera sanguisuga, dal punto di vista energetico) alla memoria di massa. Per non parlare della caterva di apparecchiature USB che spesso è necessario connettere e tenere connesse, dimenticando che anch’esse, se prive del proprio alimentatore, assorbono energia.

E se 1 + 1 + 1 + 1 + 1 fa cinque, la batteria fa presto ad avere… il fiato corto. Dunque, prima raccomandazione è quella di tenere accuratamente spento tutto ciò che non è davvero indispensabile. Certo, dove non esiste una presa Ethernet a cui attaccare il notebook per navigare ma solo un Access Point WiFi, di questo non si potrà fare a meno. Sarà bene, però, non lasciarlo acceso “mentre si parla”: ogni pausa è benefica.

La batteria di un Compaq NX6310

La batteria di un Compaq NX6310

Medesima attenzione va rivolta al BlueTooth: in uso portatile, niente cuffie BlueTooth e niente navigazione via cellulare o smartphone via BlueTooth, a meno che non ci si trovi in mezzo ad un prato e si abbia bisogno imprescindibile della Rete. Ad esempio, tenere un BlackBerry connesso al notebook attraverso la porta USB per navigare consentirà certamente di farlo. Peccato che attraverso il cavo USB, il BlackBerry certamente passerà la connessione ad Internet tramite tethering, ma al contempo provvederà a… ricaricare la propria batteria, a discapito di quella del computer! In casi come questo, meglio il BlueTooth.

Insomma, per massimizzare la durata non basta aver scelto il modello che dura di più: occorre aguzzare l’ingegno e ricordare che tutto assorbe energia. Compreso l’hard disk, naturalmente: gli ultimi modelli iniziano ad utilizzare hard disk SSD (Solid State Disk, quelli senza parti in movimento, come questi nuovi della Intel, ad esempio). Dunque, se il proprio hard disk è di “vecchio tipo”, attuare ogni strategia per minimizzarne l’uso, a partire da un accorto impiego delle funzioni di risparmio energetico, delle quali ormai dispongono tutti i sistemi operativi.

Non meno importante, come ha spassosamente raccontato David Pogue sul New York Times, occorre non cadere nei “tranelli” tesi dalle case, quando indicano la durata delle batterie: i loro metodi sono alquanto bizzarri e spesso poco riconducibili alle condizioni d’uso reali. Leggendo il suo articolo si scoprirà con quanta fantasia, davvero tanta, le case si impegnano per riuscire a dichiarare durate davvero improbabili, se solo si utilizza il notebook normalmente.

Anche il software fa la sua parte. Utilizzare un semplice word processor o un’agenda è molto, molto diverso dal giocare, ad esempio: i giochi – che sono pur sempre programmi – impegnano risorse in modo estremamente invasivo, sfruttando fino all’osso la capacità di calcolo sia della CPU che del processore grafico, impedendo loro di abbassare la frequenza di clock ed accorciando sensibilmente di conseguenza la durata della batteria. Al contrario, mentre si rilegge un testo sul video e si “pensa”, il notebook ha la possibilità di un semi-letargo che offrirà un sostanzioso risparmio energetico.

A questo punto l’andazzo dovrebbe essere chiaro, perciò a buoni intenditori poche parole. Sapendola gestire, la batteria può assistere, assai raramente proprio come dichiarato dalle case costruttrici, ma può assistere molto di più di quanto le prime esperienze potrebbero aver fatto credere.

Marco Valerio Principato

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