Arriva Pixi, il secondo gioiello di casa Palm
La grafica d'apertura del sito dedicato al Pixi
Roma – Aspetto: quasi quasi ricorda un BlackBerry. Motore: WebOS. Produttore: Palm. Se bastasse così poco per descrivere Pixi, il nuovo nato di casa Palm, non sarebbe nulla di eccezionale. Invece no: per dirne subito una, sopra quella tastiera blackberriana c’è un display, ampio e generoso, che nasconde una tecnologia resa tanto amata dal melafonino: lo schermo è un multi-touch.
Consultando la pagina dedicata al prodotto sul sito di Palm si può avere un primo feeling di ciò che la casa ha riposto nel progetto di questo nuovo smartphone.
Un modo nuovo di intendere il messaging: la finestra di chat è unificata, dunque il mezzo impiegato per far transitare la chat diventa quasi irrilevante. I siti internet, evidenzia la casa, “sono veri”: in altre parole, non necessariamente si debbono visualizzare le versioni mobili. Il browser è in grado di visualizzare comodamente anche le versioni integrali, consentendo facilmente di scorrere grazie al touch screen. E anche la ricerca diventa unificata: cercare un termine significa propagare, a proprio piacimento, quella ricerca sui motori, sulle rubriche locali, sui dati. Basta scegliere.
Medesima scelta progettuale c’è sui contatti: le varie versioni dei propri contatti su Facebook, Google o Outlook sono combinate e sincronizzate in un’unica interfaccia. Ed è facile attribuire i dati georeferenziali, con il GPS e il location service incorporato.
Più programmi possono essere in esecuzione: si può scrivere un SMS, mentre giunge una telefonata, alla quale si può rispondere, consultare un attimo il Web, riprendere la telefonata e tornare alla scrittura del messaggio esattamente dove la si era lasciata.
Come per i contatti, anche le agende sono layered: tutte sincronizzate dalla nuvola, cioè da Facebook, da Google, da Outlook. Accanto, la posta elettronica: gestire account tramite POP3, IMAP e Microsoft Exchange sono funzioni native. E con diversi account, così da poter distinguere il privato dal lavoro.
La parte multimediale è presente e anch’essa ben integrata con le applicazioni esterne: una foto (ripresa con la camera da 2 Megapixel) può essere inviata su Facebook senza alcun bisogno di applicazioni aggiuntive.
Insomma, uno smartphone Cloud-aware ed Internet-aware, che non racchiude la sua esistenza nel proprio alveo privato ma si integra pienamente con il mondo che lo circonda attraverso la Rete, grazie ad applicazioni concepite per interagire.
Ciliegina: per ricaricarsi, come il suo parente prossimo Pre, utilizza la tecnologia TouchStone e, da buon smartphone basato su WebOS, può sfruttare il catalogo Palm. E per chi vuole un Pixi personalizzato, ci sono già cinque cover del tutto diverse da quella standard.
Considerato l’avviso che compare alla fine del filmato in Home Page (vedi figura a sinistra), occorre dotarsi di un piano dati piuttosto generoso: caratteristica, questa, che potrebbe ostacolarne – almeno in parte – la diffusione nel Bel Paese, viste le tariffe disponibili.
Alcuni mesi fa EnGadget aveva rastrellato qualche acerba informazione tecnica e un possibile prezzo di 349 dollari, ma nello stesso periodo MobileCrunch tranquillizzava i lettori: secondo le loro fonti il prezzo sarebbe stato di 99 dollari. Di certo, al momento, sul prezzo non vi è ancora nulla, tant’è che Palm ha predisposto una pagina per avvisare coloro che fossero interessati del momento in cui il Pixi sarà disponibile.
Ormai però il parto è terminato: Pixi è ufficiale, occorre solo attendere che esca… dalla sala parto. E sembra volerlo fare con tutti i crismi di uno smartphone con intenzioni tutt’altro che pacifiche, sotto il profilo dell’aggressione al mercato.
Marco Valerio Principato
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