Ebook reader/ Il Kindle di Amazon stenta a decollare

The New Blog Times
Giulia Boschi
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Pubblicato il: 22/07/2008
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Per svariati motivi l’e-book reader Kindle, distribuito da Amazon, negli States stenta a decollare. I motivi ci sono, ma per gli altri paesi è molto peggio: sarebbe praticamente inservibile. O quasi

Genova – Gli E-book reader, quegli oggettini simpatici che dovrebbero sostituire i libri trasformandoli in libri elettronici, sono sistemi che ancora stentano a decollare, non riescono ad entrare nel mainstream commerciale.

Kindle with The New York Times

Kindle with The New York Times

Quello che – almeno negli States – è tra i più conosciuti è proprio il Kindle di Amazon: costa oggi 359 dollari, pari a 226 Euro. E, tanto per cominciare, per un utilizzatore internazionale sarebbe perfettamente inutile acquistarlo: non potrebbe inserirvi liberamente (ovvero, senza aggirare più di qualche ostacolo) alcun contenuto locale, leggere dei file PDF (una possibilità inserita solo di recente, e neanche troppo “ufficiale”) o adottare soluzioni che comportano più di qualche acrobazia rendendo, in una parola, la vita troppo difficile. Senza contare che, con il Kindle, quasi nulla è gratis: anche le conversioni dei file si pagano. Poco, ma si pagano.

In rete se ne parla molto, ha colpito persino chi dirige questo blog, che ha individuato in rete un’accattivante presentazione (in lingua anglo-americana, formato MP4), curata da CrunchGear. Ma questo, a quanto sembra, non aiuta l’oggetto ad allentare la morsa che gli impedisce il decollo.

«Secondo una fonte in Amazon – spiega Ars Technica – sulla base dei 130mila titoli disponibili per l’apparecchio, il Kindle rappresenta la fruizione del 12 per cento delle vendite di quei titoli, almeno stando a quanto riferisce la rivista Time di CNN. Amazon è di solito restia a parlare di dati riguardanti le proprie vendite, ma ad una conferenza il presidente Jeff Bezos ha rivelato che l’apparecchio ha fatto totalizzare il 6 per cento dei titoli venduti. Dunque, sembrerebbe che Amazon stia vendendo più e-book».

Ars si intrattiene nella disamina di tutte quelle spigolosità che – da un punto di vista squisitamente americano – se rimosse potrebbero consentire un maggiore successo e, molto probabilmente, una maggiore penetrazione di mercato.

Ma in Italia? «Non servirebbe praticamente a nulla», spiega a The New Blog Times il direttore commerciale di una grande catena di elettronica di consumo italiana, che ha preferito restare anonimo. «Ed è un peccato, perché moltissimi clienti ce lo chiedono specificamente, oppure ci chiedono delle alternative dalle caratteristiche equivalenti e noi (ma non solo noi: nessuno) non abbiamo alcuna proposta commerciale da fare loro che rappresenti un’alternativa reale, valida».

Non basta, dunque, che la tecnologia E-Ink continui ad evolversi: occorre che gli E-book Reader possano acquisire quella flessibilità e quella libertà d’uso che hanno fatto di altri oggetti come i PDA e i SubNotebook degli articoli molto più popolari. In altri termini, meno restrizioni.

Giulia Boschi

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