Supercellulari con superfotocamera? Tra poco
Grande entusiasmo per la rivelazione di InVisage Technologies: un nuovo sensore per fotocamere, abbastanza piccolo da entrare in uno smartphone. Ma con velleità da grande, grande fotocamera
Roma – Una delle doti meno simpatiche degli smartphone di oggi, è indubbio, è proprio quella della fotocamera incorporata: foto discrete, quasi belle, ma di giorno e con soggetti idonei. Ma se la luce è poca, se il soggetto è in movimento, se la foto è solo un pochino più “difficile” sono dolori: la qualità dell’immagine degrada a precipizio. Ma non è affatto detta l’ultima parola: ci si stanno mettendo di mezzo i punti quantici, grazie ai quali un normale smartphone potrà fare concorrenza seria a una fotocamera vera.
L’idea è di InVisage Technologies: basare il sensore non più sul silicio, sul quale tra l’altro sono depositati ulteriori strati metallici che ne riducono ulteriormente la sensibilità, ma su punti quantici. Astruso? Spiega Wikipedia: «Un punto quantico (dall’inglese quantum dot) è una nanostruttura formata da un’inclusione di un materiale semiconduttore, con una certa banda proibita e con dimensioni tipiche comparabili alla lunghezza d’onda di De Broglie, all’interno di un altro semiconduttore con banda proibita più grande. Tale struttura genera un pozzo di potenziale tridimensionale che confina i portatoridi carica (elettroni e lacune) in una piccola regione di spazio in cui i livelli energetici divengono discreti. Quest’ultima proprietà ha portato all’associazione tra punti quantici ed atomi generando lo pseudonimo “atomi artificiali”».

Foto della differenza di dimensioni tra un sensore di una fotocamera e quello di uno smartphone. Photo Credit: Wired (Clic per ingrandire)
Continua a essere astruso? Allora meglio guardare la novità in soldoni. Le fotocamere professionali riescono a tirar fuori quelle immagini così spettacolari non tanto per le sterminate quantità di megapixel, quanto per la maggiore sensibilità che deriva da una più grande dimensione del sensore all’interno della fotocamera. Nella foto a destra, prodotta e pubblicata da Wired che naturalmente parla dell’argomento, si vede a occhio la differenza.
Maggiore superficie, dunque, maggiore capacità di raccolta di luce. E qui giunge l’idea di InVisage: impiegando i punti quantici, l’efficienza diventa del 90 per cento il che significa, in soldoni, che una superficie molto più limitata qual’è quella del sensore di un cellulare può catturare molta più luce. Per questo Wired titola dicendo che le prossime fotocamere dei cellulari promettono “foto da matrimonio”.
E se la qualità diventa così elevata diviene giustificabile quanto scrive DemoBeat: la gente preferirà – giustamente – portarsi dietro solo lo smartphone, mentre la fotocamera – salvo particolari esigenze – potrà restare a casa. Dal che deriva anche un’osservazione tanto lapalissiana quanto inesorabile: il segmento occupato dalle fotocamere digitali dovrà spostarsi, perché la diffusione degli smartphone è enormemente superiore a quella delle fotocamere digitali di un certo livello.
Quando? “Pensiamo di avviare la produzione entro 18 mesi da ora”, precisa al New York Times Jess Lee, presidente dell’azienda. Specie se sarà assicurata la compatibilità progettuale – leggasi: sfilo il sensore precedente e ci infilo quello nuovo senza cambiare un capello al progetto – con gli attuali sensori, il successo dovrebbe essere assicurato.
Nel filmato che segue, Jess Lee illustra il progetto e spiega il nuovo sensore, battezzato QuantumFilm.
Marco Valerio Principato




































